clandestini
Torino. Lo hanno liberato di nascosto, all’interno di un’ambulanza. Per nascondere agli altri reclusi che da corso Brunelleschi si può uscire con le proprie gambe, lottando con determinazione. Dopo due mesi e 10 giorni di reclusione B. A. ha iniziato uno sciopero della fame e della sete ad oltranza. Dopo otto giorni, ieri ha accettato di farsi visitare dal medico, che si è accorto che i suoi reni si stavano deteriorando. Portato in ospedale d’urgenza, hanno cercato di fargli una flebo di soluzione fisiologica, ma lui se l’è strappata di dosso. Quindi lo hanno riportato al Centro, dove in fretta e furia gli hanno firmato un foglio di via dall’Italia e lo hanno lasciato andare, in serata. Qualcuno abbastanza in alto non vuole sentir più parlare di morti all’interno del suo Cie, e chissà come mai… Ma non è automatico che chi è disposto a morire venga liberato. Un recluso minorenne due giorni fa ha “fatto la corda”, ha tentato di impiccarsi. Per rianimarlo, i militari lo hanno portato nella sala d’aspetto del barbiere (una stanza senza telecamere) e lo hanno riempito di botte. Questo sì, capita abbastanza spesso.
È passato esattamente un mese da quando, su Macerie (e storie di Torino) e su altri siti e poi addirittura sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, hanno cominciato a circolare le immagini del massacro nel Cie di Gradisca d’Isonzo del 21 settembre scorso. A occhio e croce, solo nelle differenti riproposizioni apparse su youtube, almeno diecimila persone hanno potuto vedere i feriti distesi a terra in mezzo al sangue, gli occhi gonfi, i segni delle manganellate, i soldati coi caschi e con gli scudi che caricano senza pietà della gente chiusa dentro a quella specie di pollaio infernale costruito e tenuto aperto con il beneplacito di tutti gli schieramenti politici.
A Brindisi otto reclusi se ne sono andati dal Centro.
È la seconda fuga da quando, questa estate, il Cie di Restinico è stato riaperto. I prigionieri sono fuggiti alle cinque del mattino, ma le guardie si sono rese conto della loro assenza solo alle otto: auguriamo loro buon viaggio. Ora dentro al Centro sono rimasti soltanto in quindici, ed otto di loro sono in sciopero della fame e della sete dalla settimana scorsa.
Related Link: http://www.autistici.org/macerie
Questo il report che apparirà su Umanità Nova in uscita questa settimana del presidio di sabato di fronte al CIE di gradisca.
www.ecn.org/uenne
Gradisca presidio di fronte al CIE
Quasi un centinaio di persone hanno partecipato al presidio che si è svolto sabato 3 ottobre di fronte ai cancelli del CIE. Erano presenti Sinistra Critica (che aveva promosso per prima la scadenza che poi era diventata unitaria), numerosi/e compagni/e anarchici/e da tutta la regione e tutti le altre associazioni e gruppi da sempre attivi su questo tema assieme a varie individualità. Assenti i partiti.
L’iniziativa è nata dall’esigenza di esprimere agli immigrati detenuti la solidarietà dopo il violento pestaggio avvenuto fra le giornate del 21 e 22 settembre (vedi UN scorsi). Era anche importante dare visibilità a quanti continuano a lottare per la chiusura di tutti questi campi di internamento e contro le leggi razziste. Dalle 16 in poi con striscioni, bandiere e musica i presenti hanno cercato di far sentire a chi sta dentro e agli automobilisti che passavano la nostra presenza. Con contatti telefonici avvenuti nel corso dell’iniziativa abbiamo saputo che nella mattinata erano avvenute nuove perquisizioni e violenze (per fortuna non gravi come quelle dei giorni scorsi) e che i reclusi erano stati confinati di nuovo nelle celle. Durante il pomeriggio sono stati però fatti uscire negli spazi comuni.
Sebbene non ci si potesse né vedere né sentire sapevano che eravamo lì fuori ed erano ovviamente felici di questo.
Ore 14. Da circa un’ora dentro al Centro di Gradisca d’Isonzo è in corso una perquisizione. Una perquisizione provocatoria e violenta: in alcune camerate è già volata qualche manganellata. La polizia urla ed insulta, un ragazzo è in infermeria colpito alla testa. Fra due ore, fuori dalle mura, ci sarà un presidio di antirazzisti, ed è questo probabilmente che ha suggerito alla direzione del Centro di dare ai reclusi un avvertimento tanto forte, dopo una settimana di relativa calma. In più, abbiamo scoperto che almeno una camerata di reclusi è in sciopero della fame ed oggi ha rifiutato anche l’acqua. Seguiranno aggiornamenti.
Sui tetti di Crotone, nelle aule di Milano<
Quella di martedì è stata una giornata di tensione anche dentro al Centro di Crotone. Due reclusi sono saliti sul tetto minacciando di buttarsi, altri due sulle recinzioni metalliche che circondano la struttura. Un altro si è tagliato le mani e la pancia con una lametta. E non è la prima protesta dentro al Cie calabrese dal momento dell’entrata in vigore del “pacchetto sicurezza”: già ad agosto c’era stato uno sciopero della fame di tre giorni. In serata è tornata la calma ma, come in quasi tutti gli altri Centri sparsi per lo stivale, siamo sicuri che non durerà molto.
Nuova lunga udienza, ieri, del processo per la rivolta di via Corelli. La novità più grossa: uno degli imputati, Lacine, è già stato trasferito agli arresti domiciliari mentre per Jawad è una questione di ore. Priscilla, invece, aspetta una risposta a breve.Durante l’udienza sono stati interrogati un carabiniere e due vigili del fuoco, e questi ultimi hanno fornito una ricostruzione dell’accaduto abbastanza differente da quella proposta dai carabinieri e dai poliziotti sentiti fino ad ora. Il processo, oramai, è agli sgoccioli: la prossima udienza sarà l’8 di ottobre, e in quella occasione saranno ascoltati gli imputati. E poi arriverà la sentenza, probabilmente già il 13 di ottobre.
Mentre il paese intero si raccoglie nel lutto per i sei soldati morti in Afghanistan, mentre la Croce Rossa piange sulla vernice versata sulla facciata della sede di Roma, scoppia una rivolta nel Cie di Gradisca di Isonzo, provincia di Gorizia.
Non sappiamo come sia cominciata, per ora le notizie sono frammentarie e confuse. Quel che è certo è che in una sezione è stato appiccato un incendio, e che la polizia sta picchiando forte chiunque gli capiti sotto tiro. Al momento, si contano almeno 15 feriti tra i reclusi, portati in infermeria sanguinanti.
Ascolta una breve conversazione con un recluso su http://www.autistici.org/macerie/?p=19743
Sono ormai mesi che lo grida tutto il mondo che quel decreto e' incostituzionale e finalmente la procura di bologna s'e' svegliata e ha presentato un istanza di illegittimita' costituzionale.
Speriamo che il 21 ottobre il coordinatore dei Giudici di pace bolognesi, Mario Luigi Cocco Cocci, si esprima in modo sensato.
Quella legge infatti viola in modo grottesco e razzista:
- il principio di uguaglianza davanti alla legge sia come necessita' di diverso trattamento per situazioni differenti sia come necessita' di pari trattamento per situazioni simili;
- il diritto di difesa per cui nessuno e' tenuto ad autodenunciarsi;
- il principio di uguaglianza davanti alla legge per la sospensione del procedimento penale limitatamente alle cosiddette badanti disponibili all'emersione e non a tutti i lavoratori in nero;
- il principio di ragionevolezza della legge, del principio per cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, del principio del buon andamento della pubblica amministrazione.
Dopo quattro giorni di insistenze dall’esterno, Miguel è ancora abbandonato dentro a Ponte Galeria: continuano a negargli ogni assistenza medica. Bisogna insistere ancora un po’. Questo è l’appello che sta circolando da una settimana.
Circa una settimana fa Miguel dopo aver ingerito per protesta alle condizioni di prigionia dentro al Cie di Ponte Galeria della candeggina e due pile è stato ricoverato in un ospedale di Ostia. È stato sottoposto a numerose lastre dalla quali risultava la presenza di questi corpi estranei; dopo alcuni i giorni soltanto una delle pile risultava essere fuoriuscita, ciononostante Miguel è stato dimesso e ricondotto nel Cie. Oggi Miguel lamenta malori ma è rinchiuso nel centro e gli vengono negate le cure di cui avrebbe bisogno….
Vi invitiamo a telefonare al Cie di Ponte Galeria per protestare : Tel. 06.658.542.15 - 06.658.542.28
Una situazione analoga si presenta anche al Cie di Torino, dove Mimì, un ragazzo marocchino picchiato dagli Alpini non viene portato in ospedale per le visite necessarie. Il medico del Centro gli avrebbe detto: “Non posso fare nulla per te, sei un clandestino”.
Anche per lui, vi invitiamo a telefonare al Cie di Corso Brunelleschi per protestare, ai numeri 011.558.99.18 - 011.558.87.78 - 011.558.98.15
Un grido di disperazione dal Cie di Gradisca d’Isonzo. Nel pomeriggio alcune camere sono aperte e, quando è ora di rientrare, inizia un diverbio tra i poliziotti e i reclusi. Una porta è rotta, la polizia si inalbera, accusa i reclusi e minaccia di picchiarli con i manganelli. I reclusi esplodono: sanno che l’unico modo per non farsi fare del male dalla polizia è farsi male da soli e in sei o sette cominciano ad urlare e a tagliarsi. La polizia si ritira, e guarda scorrere il sangue da lontano. Era solo da alcuni giorni che la direzione del Centro aveva cominciato ad allentare un po’ il regime di massima sicurezza applicato sui detenuti sin dalla grande rivolta di inizio agosto.
Ascolta il grido dei reclusi di Gradisca: http://www.autistici.org/macerie/?p=19403
Aggiornamento. La porta della quale si parla nell’intervista era rotta perché un recluso l’aveva spaccata per provare a scappare. La sua fuga, purtroppo, non ha avuto esito e la ventilata rappresaglia della polizia - che se l’è presa con tutti i reclusi - ha fatto scoppiare questa protesta disperata. Forse il nervosismo della polizia era dovuto ad un’altra fuga, riuscita!, avvenuta un paio di giorni fa e della quale nessuno aveva ancora dato notizia.
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