Italia
pulman da bologna per la manifestazione del 4 luglio a vicenza
Per la manifestazione di Vicenza del 4 luglio
cs Tpo e Bartleby organizzano i PULLMAN DA BOLOGNA
25 giugno 2009
Per info e prenotazioni:
mail: tpo@mail.com
tel. 0516493234
cell. 3384794047
di seguito l'appello di indizione della manifestazione
4 LUGLIO: GIORNATA DELL'INDIPENDENZA DI VICENZA
Alla vigilia del G8 e dell´arrivo in Italia di Obama i No Dal
Molin invitano tutte e tutti a Vicenza per liberare il Dal Molin
dalla nuova base di guerra
/Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo
sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo [...]
un conveniente riguardo alle opinioni dell´umanità richiede che quel
popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione./
[Incipit alla Dichiarazione d´Indipendenza degli Stati Uniti d´America]
Vogliamo essere indipendenti nel costruire il futuro del nostro
territorio; vogliamo che quest´ultimo sia sensibile alle opinioni di
gran parte dell´umanità che rifiuta e, troppo spesso, subisce la
guerra come strumento di controllo e oppressione. Vogliamo costruire
l´Altrocomune come pratica di autogestione e autonomia dei cittadini,
fondandolo sulla disobbedienza alle imposizioni e sulle pratiche
condivise; vogliamo riprenderci la nostra terra come luogo del vivere
bene collettivo e non come oggetto di scambio tra governi.
Dall´8 al 10 luglio, all´Aquila, si terrà il vertice del G8; in un
luogo volutamente scelto perché non ci siano voci di dissenso, capi di
stato e di governo si riuniranno per decidere le sorti del nostro
AGGRESSIONE FASCISTA: GIOVANE SFREGIATO A PIACENZA
PIACENZA - Dopo una lite davanti a un ritrovo della sinistra, un piacentino di 21 anni, Manuel Foletti, vicino alla destra radicale, è stato arrestato per lesioni aggravate da futili motivi e porto abusivo di un coltello serramanico. E' accusato di aver sfregiato un ventenne, con un taglio dalla fronte al mento, e di aver colpito con un fendente al collo anche un terzo giovane, di 28 anni. Nessuno risulta in pericolo di vita e il ventenne non rischia l'occhio.
L'episodio è accaduto la scorsa notte in via Alessandria, di fronte alla cooperativa Infrangibile, dove Foletti avrebbe intonato una personale rilettura di 'Bandiera rossa', canzone della sinistra storica, accendendo gli animi di più di un frequentatore del ritrovo.
Sono piacentini anche i due giovani poi feriti, che erano appena scesi in strada dopo essere stati in un locale che è al piano sopra la cooperativa. Foletti è stato arrestato poco dopo a casa: aveva indosso ancora una felpa sporca di sangue. E' stato portato in carcere alle Novate. Il coltello è stato ritrovato in un cassonetto. Sul posto, insieme agli agenti delle Volanti, anche un dirigente della Digos.
Per Rifondazione comunista l'accaduto è gravissimo. Il segretario regionale Mainardi e quello piacentino Montanari chiamano alla mobilitazione "antifascista e democratica", rilevando che da tempo i ragazzi della sinistra alternativa "sono esposti ad aggressioni". In questi ultimi anni - affermano - è avvenuto "il passaggio dal vandalismo alla violenza fisica" da parte della destra radicale locale.
"Basta chiudere gli occhi dinnanzi a chi vuole ricostruire il partito fascista!"
Il Partito Comunista dei Lavoratori di Parma: "Quella del Montanara è stata una delle più belle manifestazioni antifasciste e pacifiste che Parma abbia mai ospitato".
Migliaia le persone, centinaia gli striscioni e manifesti, tre ore di corteo.
Questi i numeri della protesta promossa dal Comitato antifascista per chiedere la chiusura di Casa Pound. Giovani della base, sindacati, partigiani, ex deportati, diversi partiti e associazioni, tutti uniti in quella che si è dimostrata una delle più belle manifestazioni pacifiste che Parma abbia ospitato.
Le strade del quartiere Montanara, si sono trasformate per un giorno in un tripudio di colori, slogan, urla e applausi. Mentre dall’altra parte della strada il buio e il colore nero la fa da padrone in una sala dove si è tenuto il “compleanno” dei neofascisti.
I militanti di Casa Pound hanno, infatti, festeggiato il primo anno di presenza a Parma. Ci sono tutti all’appuntamento delle 14.30 in Largo Otto Marzo, per protestare contro questa presenza che non è benvoluta dalla maggior parte dei cittadini parmigiani e non solo.
E il corteo contro Casapound divenne festa di popolo
E’ andata. Il sabato caldo del Montanara è diventato cori, bandiere al vento, letture partigiane. “Buon compleanno fascisti, buon compleanno” urlavano con spirito beffardo i più temuti, i giovani dei centri sociali. Per il resto nessuna tensione. Il corteo antifascista ha percorso le strade del quartiere, i militanti di Casapound hanno festeggiato il primo anno di presenza a Parma. Solo brutti ricordi i timori della vigilia : “Un ringraziamento a tutti per il senso di responsabilità” dirà alla fine della manifestazione Mirko, uno degli organizzatori. Applausi, note di festa dal sound system.
Due ore e mezzo dura il corteo, promosso dal Comitato antifascita per chiedere la chiusura di Casapound. Un migliaio, secondo gli organizzatori, i manifestanti. Giovani della base, sindacati, partigiani, ex deportati. Del Pd di Parma c’è, tra gli altri, il segretario comunale Luca Benecchi. Dei Comunisti italiani sta in prima fila Ettore Manno, segretario provinciale. Ci sono tutti all’appuntamento delle 14.30, in largo otto marzo. Presenti anche la senatrice Pd Albertina Soliani e l’onorevole Carmen Motta, che al microfono diranno poi: “Promettiamo di portare in Parlamento un’interrogazione parlamentare sulla legittimità di Casapound, che a nostro avviso viola la Costituzione italiana e il divieto di ricostituzione del partito fascista”. Per due ore il corteo attraversa il quartiere Montanara.
PIù DI 1000 PERSONE AL CORTEO ANTIFASCISTA IN QUARTIERE MONTANARA
A parte le bandiere di Rifondazione che di solito sono una ogni suo aderente, e la presenza di qualche politico a cui la stampa ha dato fin troppo risalto(visto che del corteo erano semplicemente degli ospiti venuti a fare la passerella), la partecipazione è stata massiccia e soprattutto, il quartiere ha fatto sentire la sua anima antifascista o anche la sua semplice insofferenza verso i fascisti di casa pound. Questo quartiere è davvero popolare, non è un quartiere dormitorio, ma un quartiere in cui c'è un vivo scambio di opinioni tra gli abitanti e soprattutto una buona vita sociale, lontana dalle movide del centro e dalla "riqualificazione" della vita cittadina voluta dalla giunta.
A questo si è aggiunto il lavoro del Comitato Antifascista Montanara che ha costruito questa prima tappa per la chiusura della sede fascista.
La manifestazione, aperta dal Comitato Antifascista e dagli abitanti del quartiere, ha visto una partecipazione di più di 1000 persone, associazioni partigiane, studenti, lavoratori e compagni. Tanti gli interventi e i cori soprattutto nelle vicinanze della sede fascista. Gli abitanti del quartiere hanno risposto con partecipazione al passaggio del corteo, dalle strade e dalle case. Una bella iniziativa popolare, mentre i fascisti "festeggiavano" un buon non compleanno tra camionette e luci blu.
Ma questo è solo un inizio.
Fuori i fascisti dalle nostre strade
10 100 1000 barricate!
foto su: www,parmantifascista.org
Casarini, il no-global diventato padroncino
Casarini, il no-global diventato padroncino
Per un disguido misterioso, sul sito del Giornale non appare il mio articolo di stamattina sulla metamorfosi di Luca Casarini (nella foto), l’ex leader dei disobbedienti e dei centri sociali del Nordest trasformatosi in piccolo imprenditore. Adesso che lavora e non scorrazza più nei cortei anti-tutto, Casarini sembra un misto tra Bossi, Berlusconi, la Marcegaglia, i padroncini della Brianza o le partite Iva di Treviso, cioè i suoi obiettivi preferiti di un tempo. Per una volta, il copia-incolla lo faccio io.
Travolto da un insolito destino, Luca Casarini ha smesso la tuta bianca con cui dava l’assalto al mondo globalizzato e ha cambiato guardaroba. Non okkupa più, adesso l’ex leader dei disobbedienti veneti è occupato. Lavora. Niente tuta blu, quella è prerogativa di chi sta alla catena di montaggio. Lui no, fa l’imprenditore, un po’ colletto bianco e un po’ manager di se stesso. «Ho aperto un’impresa individuale di consulenze sul marketing e design pubblicitario e la scorsa settimana l’ho registrata», rivela. Il signore sì che di marketing se ne intende: aveva poche centinaia di seguaci, i frequentatori dei centri sociali, ma per anni ha seminato il panico nelle città del Nord. A ogni piazzata richiamava un numero di agenti anti-sommossa inversamente proporzionale alla cerchia di fedeli.
Caso Cucchi, il supertestimone conferma "Ho visto trascinare Stefano in cella"
ROMA - Ha visto trascinare Stefano Cucchi nella cella. Ha visto la parte finale del pestaggio subìto dal giovane nel corridoio delle camere di sicurezza del tribunale di Roma. "E' durato non oltre un minuto, potrei riconoscere una guardia", ha ribadito al giudice il detenuto gambiano, supertestimone delle presunte violenze al giovane deceduto, durante l'incidente probatorio.
Y.S., cittadino del Gambia di 31 anni, ha ribadito al gip Luigi Fiasconaro le dichiarazioni fatte ai pm. E' lui il primo testimone trovato dalla procura, che indaga sulla morte di Cucchi. Nel fascicolo sono indagati tre agenti della penitenziaria e tre medici dell'ospedale Sandro Pertini.
La versione ribadita dall'immigrato ha solo "parzialmente confermato" il quadro che era stato ricostruito nell'interrogatorio reso ai pm. Il supertestimone ha spiegato di aver sentito il rumore di una persona che cade e di calci dati sulle porte di ferro, poi del vociare, di soggetti che parlano con tono basso. Poi ancora rumore di calci e di pianto in modo quasi sovrapposto. A quel punto, dopo "non oltre un minuto", vede Cucchi trascinato in cella. Lo rivedrà poi, dopo l'udienza di convalida dell'arresto, rannicchiato, vicino alla panca che è all'interno della camera di sicurezza, che si teneva una gamba per il dolore.
Quelle ferite nascoste nelle case a sette mesi dal terremoto
Come le formiche impazzite cacciate via dai loro formicai... Non si vedono tutte, le ferite del terremoto. Ci sono le macerie (stanno ancora discutendo dove portarle), ci sono le case e le chiese crollate. Ma ci sono ferite che sono chiuse dentro le poche case antisismiche, negli appartamenti dichiarati agibili, nelle stanze di albergo della montagna e della costa, nelle ultime tende blu. Sono soprattutto nel cuore delle persone. Fabiana, la sorella di Cristina, madre di Maila e moglie di Eugenio, manda una mail che racconta una di queste mille ferite che quasi sempre restano nascoste.
"Ciao, sono Fabiana Milani, quella del "diario di una famiglia dopo il terremoto". Volevo renderti partecipe di ciò che sta succedendo nella mia casa dopo 7 mesi dal terremoto. Sembra assurdo ma in momenti in cui bisognerebbe stringersi un po' per unire le forze, la mia famiglia si sta sgretolando.
Io e mio marito ci stiamo avviando alla separazione legale proprio in questo momento che non ho più il mio negozio che mi dava sicurezza, proprio adesso che avrei avuto bisogno di aiuto e di qualcuno accanto per affrontare questo brutto momento di disagio.
A questo si aggiunge la convivenza con mia suocera, stabilita dalla Protezione civile. Non voglio lamentare la decisione da loro presa, perché avranno avuto i loro motivi, ma voglio rendere noto e pubblico che questo terremoto oltre ad aver distrutto la nostra città piano piano ci sta distruggendo.
Sì, siamo in ginocchio di fronte ad una città distrutta e non riprenderemo mai quella che era la nostra vita, purtroppo.
Al via le ronde dei vicini di casa il Pirellone: segnalate i sospetti
Dopo il flop delle ronde del ministro Maroni, il Pirellone affida la sicurezza ai vicini di casa. Il progetto del "controllo di vicinato" dell’assessore regionale Stefano Maullu, del Pdl, prende spunto dal Neighbourhood Watch anglosassone, riveduto e corretto in chiave lombarda. Prevede che i sindaci affidino direttamente ai cittadini, ma più ancora alle associazioni di categoria e agli amministratori di condominio, il compito di fare da sentinella nei quartieri delle città. Annotare targhe di macchine sospette, affacciarsi se un cane abbaia o se nei pressi dell’appartamento del vicino si aggira qualche faccia poco rassicurante, o denunciare la presenza di un clandestino nel vicinato. Per poi segnalare il tutto alle forze dell’ordine. Con tanto di appositi cartelloni e adesivi per scoraggiare i malintenzionati.
Con slogan come "Questa è una zona sotto il controllo del vicinato" o "Attento, in questo quartiere c’è chi ti osserva ed è pronto a chiamare la polizia", all’ingresso delle principali vie e dei negozi dei quartieri a rischio. In cambio, le amministrazioni che aderiranno al progetto otterranno dal Pirellone un punteggio maggiore nell’assegnazione delle risorse sulla sicurezza. Che tra il 2003 e il 2008 sono state pari a ben 90 milioni di euro. A Milano il progetto partirà a gennaio. Prima nei quartieri Baggio, San Siro e Affori, per poi estendersi a Buenos Aires e Paolo Sarpi.
I ragazzi del Lazzaretto alzano un muro "Abbiamo lo sfratto, ma restiamo qua"
Inchiodano le assi di legno, alzano le tavole di compensato e sistemano la rete metallica attorno all´edificio. Da giorni preparano una barriera, anzi meglio un muro, per opporsi allo sgombero. I ragazzi del Lazzaretto, il centro sociale autogestito che si trova nell´omonima via, si attrezzano «per resistere con ogni mezzo necessario» alle forze dell´ordine. Scaduta la convenzione che avevano dal 2004 col Comune e interrotte le trattative con l´assessore Luisa Lazzaroni, lo stabile è stato venduto ad un privato ed entro il 31 dicembre gli attivisti del Lazzaretto dovranno andarsene.
Loro però non ci pensano proprio a lasciare lo spazio che occupano dal 1996 e che ora sarà abbattuto perché rientra nel progetto di riqualificazione della zona Lazzaretto-Bertalia. Almeno senza prima aver individuato una nuova sede adatta alle attività del centro sociale. E così per dopodomani, alle 16, hanno lanciato un sit-in di protesta davanti a Palazzo d´Accursio, invitando a scendere in piazza tutte le persone che in questi anni hanno partecipato alle loro iniziative: ovvero concerti, dibattiti politici, laboratori teatrali e musicali. «La nostra sarà una resistenza passiva - spiega Giorgio Simbola, rappresentante legale dell´associazione che gestisce lo spazio - quando arriverà la polizia saliremo sui tetti oppure ci incateneremo, insomma proveremo a rendergli le cose più difficili. Il muro servirà a proteggerci».





