Diritti Umani
Pestaggi come prassi: "Un detenuto non si picchia in sezione" Audio shock dal carcere di Teramo
TERAMO - "Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Parole dal carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all'interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria. Frasi spaventose impresse in un nastro. Ora questo audio è nelle mani della Procura della Repubblica di Teramo che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Sono parole che raccontano di un "pestaggio" ai danni di un detenuto, quasi come fosse la "prassi", un episodio che rientra nella "normalità" della gestione del penitenziario. Un concitato dialogo tra un superiore e un agente che svelerebbe un gravissimo retroscena all'interno di un carcere già alle prese con carenze di organico e difficoltà strutturali.
ASCOLTA L'AUDIO
Il nastro è stato recapitato al giornale locale La Città di Teramo, ed è scoppiata la bufera. Il plico era accompagnato da una lettera anonima.
In merito alla vicenda la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano.
La deputata chiede al ministro Alfano se ritenga di dover accertare "se questi corrispondano al vero e di promuovere un'indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell'istituto".
Omicidio Cucchi: da La russa parole oscene in difesa degli sbirri. Rassegna agenzia Ansa
CASO CUCCHI: LA RUSSA, CERTO CHE COMPORTAMENTO CARABINIERI CORRETTO = Roma, 30 ott. - (Adnkronos) - «Non sono in grado di accertare cosa sia successo ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione». Lo dichiara a Radio Radicale il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in merito alla vicenda di Stefano Cucchi, il ragazzo morto in ospedale giorni dopo l'arresto. «Non c'è dubbio -aggiunge La Russa- che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo, ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di riferirlo perchè si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri in servizio di forze di polizia, dall'altro lato al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia». (Vco/Pn/Adnkronos) 30-OTT-09 13:39
Roma, quella morte “misteriosa” di un detenuto in ospedale
Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio ma il suo corpo sfigurato, a sua madre che cerca ancora verità, dice tutt’altro. Fino a l’altroieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Torpignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente «Stefano era morto», in ospedale. Più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell’autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate.
Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobre lo pescano con 20 grammi di sostanze nel vicino quartiere Appio Claudio. Le modalità dell’arresto e del sequestro non sono ancora note alla famiglia. All’una e mezza di notte di notte, il citofono di casa Cucchi segnala l’arrivo di Stefano. Non è solo. Con lui ci sono i militari che lo hanno arrestato. Perquisiranno solo la sua cameretta, senza perlatro trovare nulla. Uscendo, uno di loro cerca di rassicurare la madre: «Signora non si preoccupi. Per così poco è capace che domani sia a casa ai domiciliari».
[ROMA] RAGAZZO UCCISO DOPO UN ARRESTO!!!
Penso che questa notizia non abbia ancora ricevuto l'attenzione che meriti, infatti dopo Aldo Bianzino, la polizia commette un altro omicidio in carcere ai danni di un ragazzo fermato per possesso di droga (20 grammi, non era certo un narcos-colombiano). Di Proibizionismo si muore!!!
"Lo hanno arrestato, l'ho rivisto morto"
Arrestato per il possesso di 20 grammi di droga, muore dopo una
settimana. La sorella denuncia: è irriconoscibile, pieno di lividi
ecco l'intervista della sorella del ragazzo andata in onda sul tg3 --> http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7b34b61c-e5cb-486...
proiezione del film "Una Montagna di Balle"
a seguire incontro con il regista e la dr.ssa Patrizia Gentilini - oncologa - sulla situazione inquinamento in emilia-romagna
Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomaker, ha documentato la cosidetta "emergenza rifiuti Campana" per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di "gestione straordinaria". Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Uno dei più grandi disastri ecologici dell'Europa occidentale raccontato dalle voci delle comunità coinvolte. L'assalto ai fondi pubblici, le zone d'ombra della democrazia, il boicottaggio della "differenziata", le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle
alternative.
Una Montagna di Balle
colore - giugno 2009 - 77 min.
Un'autoproduzione di InsuTv, telestreet dei movimenti campani
Regia: Nicola Angrisano
Soggett Maurizio Braucci, Nicola Angrisano, Sabina Laddaga
Musiche originali: Marco Messina
Montaggi Simone Veneroso
Voce narrante: Ascanio Celestini
guarda il trailer:
"Il reato di clandestinità è incostituzionale"
Dopo circa un mese è arrivata la risposta che la Procura attendeva. Il coordinatore dei giudici di pace di Bologna, Mario Luigi Cocco, ha accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata sul nuovo resto di clandestinità istituito dal pacchetto sicurezza del ministro Maroni. Cocco lo ha reso noto questa mattina, sciogliendo la riserva del 16 settembre scorso, primo giorno di udienze per il nuovo reato.
La prossima risposta attesa, a questo punto, è quella della Corte costituzionale, a cui saranno trasmessi gli atti. Cocco ha motivato la sua decisione con una lunga ordinanza, in cui spiega in quali punti, secondo lui, la legge che ha istituito il reato di clandestinità e' in contrasto con la Costituzione.
Tra gli elementi toccati da Cocco, c'è la disparità di trattamento che la legge porta nei confronti degli stranieri già presenti sul territorio italiano prima dell'entrata in vigore del nuovo reato. Loro si vengono a trovare in condizioni di illegalita' per una situazione pregressa e non possono essere trattati allo stesso modo degli stranieri che entrano in Italia successivamente all'8 agosto 2009, dunque consapevoli che l'azione che stanno compiendo è un reato penale. A maggior ragione perché, ha obiettato Cocco, la legge non ha previsto la possibilità, per gli stranieri che ne facciano richiesta, di chiedere di allontanarsi volontariamente dall'Italia per non essere colti in fallo.
(21 ottobre 2009)
Arresto e pestaggio
sulla newsletter che si è formata con la mobilitazione degli studenti dell'onda a bologna gira questo inquietante messaggio:
ho appena assistito ad un arresto e pestaggio,a bologna davanti ai giardini fava. una decina di poliziotti ha fermato e portato via un ragazzo nero. in macchina lo hanno picchiato, ma non ho visto molto altro perchè si sono subito interessati alla mia presenza chiedendomi le mie generalità e minacciandomi di portarmi in questura. qualcuno conosce legali a cui potersi rivolgere?
Cesena: vigili accusati di razzismo per l'arresto di un immigrato
Un compagno sta alla finestra di casa sua e d'un tratto, qualche settimana fa, vede questa scena.
Un immigrato di colore (venditore abusivo) corre a rotta di collo giù per la ripa di un parco pubblico, inseguito da alcune motociclette dei vigili urbani in mezzo ai cespugli e pericolosamente tra la gente. Viene raggiunto, agguantato, almeno 4 agenti gli zompano addosso atterrandolo per trarlo in arresto. Il compagno pubblica tutto in rete e ... ecco come una giornale locale, basandosi sulle affermazioni degli sbirri municipali e di chi commenta il post senza essere stato presente, rovescia la sua testimonianza (e usa senza pagare una delle foto da lui scattata, tra l'altro il frame più "normale", quello dell'arresto, omettendo gli altri).
Per le istituzioni di Cesena l'immigrazione è un comodo pretesto per mettersi in mostra alle manifestazioni antirazziste. Chi non ricorda la comparsa dell'allora sindaco Giordano Conti alla manifestazione dello scorso anno? Proprio quello della giunta che aveva affossato il progetto per la moschea a Cesena.
Ecco di seguito il pezzo dal Corriere di Romagna e, sotto, il post incriminato ( mentre qui trovate una riflessione sui commenti che ha generato).
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Corriere Romagna, 15 ottobre 2009
Divieto di segnalazione. E la Lombardia?
Campagna "Divieto di segnalazione". Sono 12 le Regioni ed una Provincia Autonoma che hanno voluto chiarire come il divieto di segnalazione (e quindi di denuncia) di un immigrato senza permesso di soggiorno che utilizzi le strutture sanitarie, sia tuttora in vigore. Nell'ordine di pubblicazione Toscana, Piemonte, Puglia, Lazio, Umbria, Marche, Liguria, Campania, Valle d'Aosta, Veneto, Calabria, Emilia Romagna, P.A. Bolzano, hanno sostanzialmente indicato (in vari modi e forme) che il personale (medico, paramedico,professionale, amministrativo, tecnico, operatori sociali, mediatori culturali, nonchè personale di polizia presente presso la struttura sanitaria che non può procedere a controlli o all'acquisizione di informazioni sui pazienti stranieri relative alla regolarità del loro soggiorno in Italia) che opera nelle strutture sanitarie, pur rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, è sottoposto all'obbligo del rispetto del divieto di segnalazione come previsto dall'art. 35, comma 5 del D. lgs n.286/98.
Le Regioni che si sono attivate dopo l'approvazione del"pacchetto sicurezza"
23 settembre 2009. Circolare Prov. Aut. Bolzano
15 settembre 2009. Circolare Regione Emilia Romagna
10 settembre 2009. Circolare Regione Calabria
18 agosto 2009. Circolare Regione Veneto
18 agosto 2009. Circolare Regione Valle d'Aosta
17 agosto 2009. Circolare Regione Campania
14 agosto 2009. Circolare Regione Liguria
10 agosto 2009. Circolare Regione Marche
"Topi e scarafaggi del reparto di Alta sicurezza alla Dozza"
Umidità, muffa, persino scarafaggi nel cibo e topi come compagni di cella. La denuncia sulla situazione del reparto "Alta sicurezza" della sezione del carcere della Dozza arriva da Desi Bruno, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. La sezione "va chiusa" perché così com'è "non è accettabile" e viola l'ordinamento penitenziario.
Recentemente sono stati fatti dei lavori ma resta l'umidità e la presenza tutt'altro che apprezzabile di insetti e topi. Secondo Bruno non è dignitoso che le detenute di questa sezione, circa una decina e "quasi tutte lontane dai luoghi di residenza
familiare e con difficili rapporti affettivi, per ragioni economiche, sociali, familiari" continuino a stare in queste condizioni. Lì ha vissuto "per molto mesi e fino a pochi giorni fa, una madre con un bambino di soli due anni: è una situazione intollerabile
che non deve ripetersi più".
Alle pessime condizioni della struttura si aggiunge il fatto che questa sezione, già di per sé destinataria di un regime differenziato, e' doppiamente isolata. "Le attivita' sono di fatto quasi inesistenti- accusa Bruno- a parte il passaggio in biblioteca e in palestra due volte la settimana per un'ora quando la presenza del personale lo
permette". Le detenute del reparto Alta sicurezza, prosegue Bruno, praticamente "restano in cella 20 ora su 24" e "non esiste personale dedicato a questa sezione, a causa del cronico problema del sovraffollamento"





