Diritti Umani

Caso Cucchi, il supertestimone conferma "Ho visto trascinare Stefano in cella"

ROMA - Ha visto trascinare Stefano Cucchi nella cella. Ha visto la parte finale del pestaggio subìto dal giovane nel corridoio delle camere di sicurezza del tribunale di Roma. "E' durato non oltre un minuto, potrei riconoscere una guardia", ha ribadito al giudice il detenuto gambiano, supertestimone delle presunte violenze al giovane deceduto, durante l'incidente probatorio.

Y.S., cittadino del Gambia di 31 anni, ha ribadito al gip Luigi Fiasconaro le dichiarazioni fatte ai pm. E' lui il primo testimone trovato dalla procura, che indaga sulla morte di Cucchi. Nel fascicolo sono indagati tre agenti della penitenziaria e tre medici dell'ospedale Sandro Pertini.

La versione ribadita dall'immigrato ha solo "parzialmente confermato" il quadro che era stato ricostruito nell'interrogatorio reso ai pm. Il supertestimone ha spiegato di aver sentito il rumore di una persona che cade e di calci dati sulle porte di ferro, poi del vociare, di soggetti che parlano con tono basso. Poi ancora rumore di calci e di pianto in modo quasi sovrapposto. A quel punto, dopo "non oltre un minuto", vede Cucchi trascinato in cella. Lo rivedrà poi, dopo l'udienza di convalida dell'arresto, rannicchiato, vicino alla panca che è all'interno della camera di sicurezza, che si teneva una gamba per il dolore.

[PR] Assolto Kouame, era accusato dai "soliti" vigili urbani

Autore:
parmantifa

Accusato di resistenza, rispondeva di essere stato picchiato e insultato.
Oggi è stato assolto, Lucien Aka Kouame, coinvolto circa due anni in un altro episodio increscioso che vede coinvolti i vigili urbani di Parma ed in particolare tale Andrea Sinisi, che evidentemente deve aver scambiato la divisa da vigili per una sorta di autorizzazione al pestaggio sistematico di chiunque gli si metta contro.
E' coinvolto anche nel caso di Emmanuel Bonsu e accusato di aver rotto il naso ad un 30enne in una rissa in via Farini.
Tornando ai fatti riguardanti Kouame, il suo racconto, anche se meno noto di quello di Emmanuel, è altrettanto inquietante.
Sarebbe infatti stato fermato alla guida di uno scooter e, dopo una breve discussione con una vigilessa, arrestato dal "solito" gruppetto di vigili, malmenato e insultato.
Le condizioni di Lucien Kouame furono accertate al pronto soccorso dopo che lo stesso si è sentito male sul posto di lavoro il giorno successivo al fermo.
Sul referto la prognosi è di 15 giorni per contusioni abrase al braccio sinistro, alla mano destra e alla gamba sinistra e si chiude con il rilevamento di “shock emotivo”. Alla voce prescrizioni si legge poi delle applicazioni di ghiaccio, somministrazioni di antidolorifici ma, soprattutto, di tenere sotto osservazione il trauma cranio facciale per la vastità e l’eventuale pericolosità dell’evento.

Alessandria: lettera aperta

LETTERA APERTA

Scriviamo questa lettera aperta all’opinione pubblica, ai democratici ed agli antifascisti per denunciare un gravissimo episodio accaduto nella serata di sabato 7 novembre 2009 all’interno del Crocevia di Alessandria.
Quella sera al Crocevia sono arrivati due ragazze e due ragazzi, (un ragazzo del Laboratorio Anarchico Perlanera e gli altri tre del CSA Locandona di Valenza), che andavano a prendere un ragazzino per accompagnarlo a casa; nell’attesa hanno bevuto una birra, come hanno fatto altre volte, ma da quel momento sono cominciati i problemi.
Quelli del Crocevia hanno intimato a questi ragazzi di andarsene o li avrebbero sbattuti fuori loro a calci nel sedere, uno dei tre ha risposto che avrebbero tolto subito il disturbo e se ne sarebbero andati, non avevano nessuna intenzione di rimanere.
In quello stesso istante l’altro ragazzo veniva circondato da una decina di persone e picchiato tanto da ferirlo alla testa e rompergli gli occhiali.
Il compagno della Locandona, visto l’amico a terra e sanguinante, è andato a difenderlo ed è stato subito immobilizzato da tre o quattro componenti del Crocevia mentre altri hanno iniziato a picchiarlo.
Una delle ragazze è intervenuta gridando di piantarla e per tutta risposta è stata sbattuta a terra e calpestata, quando ha detto:” Guarda cosa hai combinato!” mostrando il sangue che scorreva dal naso, uno degli assalitori ha risposto:”Che cazzo me ne frega!?”

In Inghilterra scoppia il caso di una Abu Ghraib britannica

BAGDAD - L'orrore in Iraq continua, anche a scoppio ritardato. E non è solo quello prodotto da autobombe e kamikaze. Quest'altro - se venisse confermato - porta una firma diversa: quella dell' dall'Occidente. Tre anni dopo arriva infatti il fondato sospetto che i soldati inglesi abbiano compiuto sevizie di ogni tipo sui prigionieri iracheni. Una Abu Ghraib britannica. Il quotidiano The Independent ha reso che il ministero della Difesa Bill Rammell ha aperto un’inchiesta per fare luce su 33 presunti casi di maltrattamenti.

LE DENUNCE - Un ex detenuto ha denunciato di essere stato stuprato da due soldati britannici nel 2003, quando aveva 16 anni; altri hanno raccontato di essere picchiati, sottoposti a scariche elettriche e poi fotografati nudi. Per la prima volta anche alcune soldatesse sono state accusate di aver partecipato agli abusi fisici e sessuali dei detenuti. Accuse di questo tipo contro le truppe britanniche erano già affiorate nei mesi passati. Stavolta, dice il quotidiano britannico online, vi sono ben 33 casi circostanziati di abusi denunciati da Phil Shiner, un avvocato che assunse la difesa dei prigionieri civili iracheni. Alcuni di questi casi sono incredibilmente simili a quelli emersi dalle segrete di Abu Ghraib e che inorridirono il mondo. Con casi di donne soldato britanniche che, per la prima volta, sono accusate di aver preso parte all'umiliazione sessuale e fisica dei detenuti.

I Mass Media scoprono che di carcere si muore!!!

PAVIA - Due indagati per uno sciopero della fame e della sete in cella che è costato la vita a un detenuto. Sono Iolanda Vitale, direttrice del carcere di Pavia, e Pasquale Alecci, direttore sanitario dell'istituto penitenziario. Nei loro confronti il sostituto procuratore Roberto Valli ipotizza il reato di omicidio colposo. È un atto che segue la presentazione di una denuncia da parte dell'avvocato Aldo Egidi, difensore di Sami Ben Garci Mbarka, il tunisino morto il 5 settembre nell'ospedale San Matteo di Pavia dove era stato ricoverato tre giorni prima in condizioni di salute tragiche: da cinquantuno giorni rifiutava di toccare cibo e di bere acqua.

La procura ha affidato a tre specialisti - un neurologo, un medico legale e un nutrizionista - una perizia per valutare, sulla base delle cartelle cliniche del carcere e dell'ospedale, possibili sottovalutazioni, ritardi o errori nella gestione del caso da parte delle autorità carcerarie. "Ad agosto ero in ferie ma da quel che mi risulta non ci sono stati ritardi - assicura la direttrice - è stato fatto tutto il possibile".

Day of action Emilia-Romagna

14/11/2009 - 11:00
Luogo:
Piazza Maggiore
Autore:
(((A)))

Day of action contro i centri di detenzione per immigrati
Giornata promossa dall’IFA – l’Internazionale di Federazioni Anarchiche

Un’Europa di muri, per fermare profughi e migranti, e di gabbie, per rinchiuderli.
L’ultimo anno è stato terribile. Alle frontiere d’Europa si combatte ogni giorno. E, ogni giorno, qualcuno muore. Nelle intercapedini dei Tir, nelle gallerie ferroviarie e nei mari, dove le onde sono più pietose di militari e trafficanti d’uomini.
Il meccanismo è semplice e atroce. La selezione avviene nei paesi d’origine: solo i più giovani, i più forti, quelli in grado di attraversare il deserto, lavorare come bestie per pagare il viaggio, reggere la traversata, arrivano. Poi ci penserà il mercato a scegliere quelli più flessibili, utili, obbedienti, adattabili.
In Italia chi non ha un contratto di lavoro non ha il diritto a risiedere legalmente nel nostro paese. Così cantieri, fabbriche, campi, case si sono riempiti di gente di ogni dove che lavora come in Europa non si lavorava più: sono i braccianti schiavi, gli operai senza tutele, i badanti senza orario…
E per quelli che non possono o non vogliono stare alle regole, o, semplicemente “sono di troppo” ecco la galera amministrativa e poi la deportazione.
Leggi razziste sono state emanate dai paesi ricchi per fermare, imbrigliare, tenere sotto ricatto i poveri in fuga dalla miseria, dalla fame, dalle persecuzioni, dalle guerre. L’Italia, confine sud della fortezza europea, è ormai da lunghi anni in prima fila.

Day of action contro i centri di detenzione per immigrati

Autore:
(((A)))

Giornata promossa dall’IFA – l’Internazionale delle Federazioni Anarchiche

Un’Europa di muri e di gabbie. Muri per fermare profughi e migranti, gabbie per rinchiuderli.
L’ultimo anno è stato terribile. Alle frontiere d’Europa si combatte ogni giorno. E, ogni giorno, qualcuno muore. Nelle intercapedini dei Tir, nelle gallerie ferroviarie e nei mari, dove le onde sono più pietose di militari e trafficanti d’uomini.
Il meccanismo è semplice e atroce. In ultima analisi lo stesso dei nazisti. La selezione avviene nei paesi d’origine: solo i più giovani, i più forti, quelli in grado di attraversare il deserto, lavorare come bestie per pagare il viaggio, reggere la traversata, arrivano. Poi ci penserà il mercato a scegliere quelli più flessibili, utili, obbedienti, adattabili.
In Italia chi non ha un contratto di lavoro non ha il diritto a risiedere legalmente nel nostro paese. Così cantieri, fabbriche, campi, case si sono riempiti di gente di ogni dove che lavora come in Europa non si lavorava più: sono i braccianti schiavi, gli operai senza tutele, i badanti senza orario…
E per quelli che non possono o non vogliono stare alle regole, o, semplicemente “sono di troppo” ecco la galera amministrativa e poi la deportazione.
Leggi razziste sono state emanate dai paesi ricchi per fermare, imbrigliare, tenere sotto ricatto i poveri in fuga dalla miseria, dalla fame, dalle persecuzioni, dalle guerre. L’Italia, confine sud della fortezza europea, è ormai da lunghi anni in prima fila.

Parma, ancora un morto in carcere

Giuseppe, 32 anni, era agli arresti domiciliari per essere stato sorpreso a rubare delle monetine da un parchimetro quando, venerdì sei novembre, è stato sorpreso fuori dal domicilio e quindi tradotto in carcere dove è morto alle prime ore dell’alba di sabato.
La madre assicura che Giuseppe era in perfetta salute quando è stato portato in cella, e si è già rivolta ad un legale per assicurarsi che venga fatta luce sulla faccenda.

http://www.zic.it/parma-ancora-un-morto-in-carcere/

Cucchi, parla il testimone "Gli agenti lo picchiavano"

Ha la pelle nera dell´Africa Occidentale l´uomo che ha visto Stefano Cucchi cominciare a morire in un sotterraneo del palazzo di Giustizia per mano di «due guardie», due agenti di polizia penitenziaria, di piantone alle «camere di sicurezza». Ha i suoi stessi anni, 31. Era stato arrestato dai carabinieri la stessa sera (il 15 ottobre), alla stessa ora, le 23.30, per lo stesso reato (stupefacenti). Ma in un quadrante diverso della città. Tra il raccordo Anulare e Tivoli. La mattina del 16 ottobre, ha visto crollare Stefano sotto due manrovesci al viso. Tra le urla, ha sentito il tonfo sordo dei calci delle «guardie» accanirsi su quel corpo rannicchiato in terra e già fragile. Poi, quando i suoi polsi e quelli di Stefano sono stati chiusi allo stesso schiavettone che dal palazzo di Giustizia li doveva trascinare a Regina Coeli, ha raccolto le sue ultime parole: «Hai visto questi bastardi come mi hanno ridotto?».

Casilino 700, blitz al campo nomadi sgomberati oltre cinquecento rom

Operazione di sgombero di nomadi rom al Casilino 700. All'alba una task force composta da agenti di polizia, Esercito, vigili urbani, addetti della Protezione civile, del VII Municipio e del Gabinetto del sindaco e personale dell'Ama sono intervenuti all'interno del parco di Centocelle. Obiettivo del blitz lo sgombero della baracche costruite nel cosiddetto "Canalone", zona per anni utilizzata come discarica abusiva. Alla fine sono state sgomberate oltre cinquecento persone, tutti nomadi romeni.
Sul posto, oltre alle forze dell'ordine, ci sono anche diversi mezzi della Trambus per accompagnare donne e bambini a cui è stato garantito il rientro in Romania.

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