Dai mainstream
Persegue solo i suoi Interessi. Non ha nè la personalità nè la grandezza ideologica per mettere in serio pericolo la democrazia. Lo dice Yascha Mounk, giornalista e politologo di Harvard, in un' interessante intervista su l'Unità di oggi: la ricetta per uscire dalla palude berlusconiana? Un grande partito di centrodestra che difenda i principi democratici e un grande partito di centrosinistra che faccia vera opposizione.L'Italia invece: "Al momento ha una destra irresponsabile e una sinistra inefficiente".
La politica italiana vive il paradosso di un esecutivo sulla carta solido e con un’ampia maggioranza parlamentare che si sta autodistruggendo: liti tra ministri, gelo tra Berlusconi e Fini, insulti tra Fini e Bossi. Crisi di governo o crisi di sistema?
«Per il sistema politico italiano Paolo Guzzanti ha parlato di “mignottocrazia” evocando la serata dei Telegatti, le belle ragazze che diventano ministro. A mio avviso è piuttosto una “magniacciacrazia”, dove magnaccia è qualcuno interessato solo a se stesso e che utilizza il potere per i propri scopi. È chiaro che se in una squadra ognuno ha il proprio traguardo personale, è difficile lavorare insieme in modo collaborativo. Questa è la situazione del governo».
Un gruppo di persone in ordine sparso?
«Berlusconi pensa ai suoi processi, Bossi al Nord. L’instabilità è causata dall’assenza di un programma politico con obiettivi e valori condivisi. Per forza si creano tensioni».
Cosa vede dietro l’angolo?
Sfregia al volto coetaneo di 21 anni e ferisce un altro giovane al collo. Arrestato
Una banale lite legata a motivi politici è sfociata in un'aggressione davanti alla Coop Infrangibile a Piacenza. Un giovane di 21 anni, Manuel Foletti, noto per la sua vicinanza alla destra radicale, è stato arrestato per lesioni aggravate da futili motivi e porto abusivo di arma, un coltello serramanico con il quale avrebbe fregiato il volto di un coetaneo, e colpito un altro al collo. Il ragazzo stato ferito dalla fronte al mento, ma non risultano lesioni all'occhio sinistro.
Come ha spiegato in sede di conferenza stampa il dirigente della Digos, Masimo Bax, la lite è nata da motivi politici. Foletti si trovava a cena in un ristorante vicino alla cooperativa Infrangibile, noto ritrovo di giovani di sinistra. A quanto pare a scatenare il diverbio sarebbe stata una personale rilettura del famoso inno "Bandiera rossa" fatta da Foletti. A questo punto, sempre secondo la ricostruzione fornita dalla Digos, alcuni giovani della Cooperativa si sarebbero lamentati, facendo degenerare la situazione.
Sul posto è arrivata una volante della polizia: in un cassonetto è stato ritrovato il coltello a serramanico, e dopo poche ore è scattato l'arresto di Foletti, che si trovava a casa sua, con indosso ancora una felpa sporca di sangue.
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Il Partito Comunista dei Lavoratori di Parma: "Quella del Montanara è stata una delle più belle manifestazioni antifasciste e pacifiste che Parma abbia mai ospitato".
22/11/2009
Migliaia le persone, centinaia gli striscioni e manifesti, tre ore di corteo.
Questi i numeri della protesta promossa dal Comitato antifascista per chiedere la chiusura di Casa Pound. Giovani della base, sindacati, partigiani, ex deportati, diversi partiti e associazioni, tutti uniti in quella che si è dimostrata una delle più belle manifestazioni pacifiste che Parma abbia ospitato.
Le strade del quartiere Montanara, si sono trasformate per un giorno in un tripudio di colori, slogan, urla e applausi. Mentre dall’altra parte della strada il buio e il colore nero la fa da padrone in una sala dove si è tenuto il “compleanno” dei neofascisti.
I militanti di Casa Pound hanno, infatti, festeggiato il primo anno di presenza a Parma. Ci sono tutti all’appuntamento delle 14.30 in Largo Otto Marzo, per protestare contro questa presenza che non è benvoluta dalla maggior parte dei cittadini parmigiani e non solo.
E’ andata. Il sabato caldo del Montanara è diventato cori, bandiere al vento, letture partigiane. “Buon compleanno fascisti, buon compleanno” urlavano con spirito beffardo i più temuti, i giovani dei centri sociali. Per il resto nessuna tensione. Il corteo antifascista ha percorso le strade del quartiere, i militanti di Casapound hanno festeggiato il primo anno di presenza a Parma. Solo brutti ricordi i timori della vigilia : “Un ringraziamento a tutti per il senso di responsabilità” dirà alla fine della manifestazione Mirko, uno degli organizzatori. Applausi, note di festa dal sound system.
Due ore e mezzo dura il corteo, promosso dal Comitato antifascista per chiedere la chiusura di Casapound. Un migliaio, secondo gli organizzatori, i manifestanti. Giovani della base, sindacati, partigiani, ex deportati. Del Pd di Parma c’è, tra gli altri, il segretario comunale Luca Benecchi. Dei Comunisti italiani sta in prima fila Ettore Manno, segretario provinciale. Ci sono tutti all’appuntamento delle 14.30, in largo otto marzo. Presenti anche la senatrice Pd Albertina Soliani e l’onorevole Carmen Motta, che al microfono diranno poi: “Promettiamo di portare in Parlamento un’interrogazione parlamentare sulla legittimità di Casapound, che a nostro avviso viola la Costituzione italiana e il divieto di ricostituzione del partito fascista”. Per due ore il corteo attraversa il quartiere Montanara.
Casarini, il no-global diventato padroncino
Per un disguido misterioso, sul sito del Giornale non appare il mio articolo di stamattina sulla metamorfosi di Luca Casarini (nella foto), l’ex leader dei disobbedienti e dei centri sociali del Nordest trasformatosi in piccolo imprenditore. Adesso che lavora e non scorrazza più nei cortei anti-tutto, Casarini sembra un misto tra Bossi, Berlusconi, la Marcegaglia, i padroncini della Brianza o le partite Iva di Treviso, cioè i suoi obiettivi preferiti di un tempo. Per una volta, il copia-incolla lo faccio io.
Travolto da un insolito destino, Luca Casarini ha smesso la tuta bianca con cui dava l’assalto al mondo globalizzato e ha cambiato guardaroba. Non okkupa più, adesso l’ex leader dei disobbedienti veneti è occupato. Lavora. Niente tuta blu, quella è prerogativa di chi sta alla catena di montaggio. Lui no, fa l’imprenditore, un po’ colletto bianco e un po’ manager di se stesso. «Ho aperto un’impresa individuale di consulenze sul marketing e design pubblicitario e la scorsa settimana l’ho registrata», rivela. Il signore sì che di marketing se ne intende: aveva poche centinaia di seguaci, i frequentatori dei centri sociali, ma per anni ha seminato il panico nelle città del Nord. A ogni piazzata richiamava un numero di agenti anti-sommossa inversamente proporzionale alla cerchia di fedeli.
Come le formiche impazzite cacciate via dai loro formicai... Non si vedono tutte, le ferite del terremoto. Ci sono le macerie (stanno ancora discutendo dove portarle), ci sono le case e le chiese crollate. Ma ci sono ferite che sono chiuse dentro le poche case antisismiche, negli appartamenti dichiarati agibili, nelle stanze di albergo della montagna e della costa, nelle ultime tende blu. Sono soprattutto nel cuore delle persone. Fabiana, la sorella di Cristina, madre di Maila e moglie di Eugenio, manda una mail che racconta una di queste mille ferite che quasi sempre restano nascoste.
"Ciao, sono Fabiana Milani, quella del "diario di una famiglia dopo il terremoto". Volevo renderti partecipe di ciò che sta succedendo nella mia casa dopo 7 mesi dal terremoto. Sembra assurdo ma in momenti in cui bisognerebbe stringersi un po' per unire le forze, la mia famiglia si sta sgretolando.
Io e mio marito ci stiamo avviando alla separazione legale proprio in questo momento che non ho più il mio negozio che mi dava sicurezza, proprio adesso che avrei avuto bisogno di aiuto e di qualcuno accanto per affrontare questo brutto momento di disagio.
A questo si aggiunge la convivenza con mia suocera, stabilita dalla Protezione civile. Non voglio lamentare la decisione da loro presa, perché avranno avuto i loro motivi, ma voglio rendere noto e pubblico che questo terremoto oltre ad aver distrutto la nostra città piano piano ci sta distruggendo.
Sì, siamo in ginocchio di fronte ad una città distrutta e non riprenderemo mai quella che era la nostra vita, purtroppo.
Esistono gli estremi per il reato di apologia di fascismo? C’è l’intenzione di procedere legalmente dopo l’incappucciamento notturno a danno dei parchimetri? Esiste un’autorizzazione ufficiale da parte del Comune per aprire una sede modenese dell’associazione Casa Pound? E’ quanto chiede l’interrogazione presentata dal gruppo consiliare del Pd dopo l’azione dimostrativa rivendicata nei giorni scorsi dall’associazione culturale di estrema destra “Casa Pound”. L’interrogazione è firmata dal capogruppo Paolo Trande e dai consiglieri Giulia Morini, Giulio Guerzoni, Luigi Alberto Pini.
“Molte città italiane – dichiara Giulia Morini, consigliera Pd, prima firmataria dell’interrogazione – hanno visto la nascita di Casa Pound, centro sociale di estrema destra che fa dichiaratamente riferimento alla galassia neo-fascista. Ma chi ha autorizzato l’istituzione di questo Centro? A Roma, Napoli e Milano i militanti di Casa Pound si sono distinti per i metodi violenti di matrice squadrista: occupazioni di edifici, attacchi incendiari, spedizioni punitive armate, etc. Metodi che nulla hanno a che fare con la legale e democratica iniziativa politica e civile. Anche la recente protesta contro i parchimetri dei viali ha un tono inquietante e non vorremmo che fosse solo l’inizio.
ROMA - Il presidente del Supremo Tribunal Federal di Brasilia, Gilmar Mendes, si è detto a favore dell'estradizione di Cesare Battisti. "I giudici hanno emesso il decreto di estradizione, ma in questo momento - spiega il ministro della Giustizia Angelino Alfano, contattato telefonicamente dall'ANSA - sono nuovamente in camera di consiglio per decidere se la firma del presidente Lula sia un dovuto o discrezionale. In quest'ultimo caso, ciò significherebbe che Lula può rifiutare l'estradizione".
A favore dell'estradizione si e' espresso il presidente del Supremo Tribunal Federal Gilmar Mendes ha espresso il suo parere favorevole all'estradizione ma prima di formalizzare il suo voto ha deciso una pausa del giudizio. Per giustificare la sua presa di posizione, Mendes ha esaminato la giurisprudenza riguardo all'estradizione di terroristi dei Paesi di grande tradizione giuridica e di quelli che soffrono di un problema endemico di terrorismo, come la Spagna con i terroristi dell'Eta, ed ha concluso che la grande maggioranza identifica il terrorismo alla delinquenza comune, e non al delitto politico e di opinione, in particolare quando si tratta di democrazie, mentre il caso è molto differente quando si tratta di dittature.
BAGDAD - L'orrore in Iraq continua, anche a scoppio ritardato. E non è solo quello prodotto da autobombe e kamikaze. Quest'altro - se venisse confermato - porta una firma diversa: quella dell' dall'Occidente. Tre anni dopo arriva infatti il fondato sospetto che i soldati inglesi abbiano compiuto sevizie di ogni tipo sui prigionieri iracheni. Una Abu Ghraib britannica. Il quotidiano The Independent ha reso che il ministero della Difesa Bill Rammell ha aperto un’inchiesta per fare luce su 33 presunti casi di maltrattamenti.
LE DENUNCE - Un ex detenuto ha denunciato di essere stato stuprato da due soldati britannici nel 2003, quando aveva 16 anni; altri hanno raccontato di essere picchiati, sottoposti a scariche elettriche e poi fotografati nudi. Per la prima volta anche alcune soldatesse sono state accusate di aver partecipato agli abusi fisici e sessuali dei detenuti. Accuse di questo tipo contro le truppe britanniche erano già affiorate nei mesi passati. Stavolta, dice il quotidiano britannico online, vi sono ben 33 casi circostanziati di abusi denunciati da Phil Shiner, un avvocato che assunse la difesa dei prigionieri civili iracheni. Alcuni di questi casi sono incredibilmente simili a quelli emersi dalle segrete di Abu Ghraib e che inorridirono il mondo. Con casi di donne soldato britanniche che, per la prima volta, sono accusate di aver preso parte all'umiliazione sessuale e fisica dei detenuti.
c'è qualcun* che ha notizie più dettagliate?
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ROMA (Reuters) - Un gruppo di extracomunitari, detenuti nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Caltanisetta, ha cercato questa notte di sfondare il cancello e ha poi appiccato il fuoco ai materassi all'interno dei padiglioni. La rivolta è stata sedata senza che ci siano stati feriti tra gli immigrati e tra gli agenti.
Lo ha detto stamani la questura di Caltanisetta.
La rivolta è iniziata verso le due di notte, quando alcuni immigrati "dopo aver divelto il piano superiore in cemento armato di un tavolo dalla mensa, si portava dinanzi uno dei cancelli laterali del Cie e, utilizzando il tavolo come ariete, tentava con ripetuti colpi di sfondarlo", si legge in una nota della polizia.
L'intervento degli agenti di pubblica sicurezza e dell'esercito ha impedito il tentativo di fuga, ma i rivoltosi si sono spostati in tre padiglioni dormitorio appiccando il fuoco a tutti i materassi ed altri oggetti, ha detto la polizia.
Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono arrivati rinforzi di polizia e soldati che hanno "riportato, poco dopo, la situazione alla calma".
Un'inchiesta è in corso per identificare i responsabili della rivolta.
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