Per l’Unione dei Collettivi Comunisti
Programma politico della fase costituente
L’Assemblea del Coordinamento dei Collettivi Comunisti, riunitasi a Modena il 28 giugno 2009, ha approvato il suo programma politico della fase costituente dell’Unione dei Collettivi Comunisti.
Il programma politico raccoglie una prima sintesi degli elementi più importanti di analisi, concezione e progetto politico che accomunano i compagni che vogliono costruire l’UCC e che a tale scopo sono riuniti nella loro prima Assemblea per definire gli obiettivi, i criteri organizzativi e il metodo di lavoro che li accompagneranno nella fase costituente.
Questo programma politico è un punto di partenza. Esso definisce principalmente gli elementi di base del lavoro dei prossimi mesi. Sarà nel corso della fase costituente che, con l’impegno attivo di tutti i compagni che si riconoscono in questo progetto, definiremo più nel dettaglio gli obiettivi, il ruolo e l’attività della futura Unione dei Collettivi Comunisti.
Superare i limiti di questo programma, arricchirlo, migliorarlo attraverso il lavoro concreto, la lotta e la mobilitazione, ci porterà ad un’unità superiore che raccoglieremo nell’UCC.
L’UCC sarà una delle componenti organizzate del movimento comunista che lotta per ricostruire il partito comunista della classe operaia nel nostro paese.
Le crisi generali del capitalismo sono la base oggettiva del suo superamento
Da quando il capitalismo è entrato nella sua fase imperialista (la fase di declino dell’ordinamento sociale borghese), il mondo è sconvolto da crisi che colpiscono l’intero pianeta. Come già indicato da Marx, si tratta di crisi generali per sovrapproduzione assoluta di capitale. Sono crisi generali nel senso che sconvolgono ogni aspetto della società: partendo dall’aspetto economico, intaccano profondamente anche la vita politica e culturale. Le crisi generali del capitalismo nella sua fase imperialista sono di natura diversa dalle crisi che colpirono la società capitalista del XIX secolo, prima cioè dell’inizio della fase imperialista.
Le crisi del XIX secolo erano sostanzialmente crisi di crescita del capitalismo. Le crisi generali proprie della fase imperialista sono invece la manifestazione del suo declino. La fase imperialista è infatti la fase finale del sistema capitalista.
Le crisi generali non si limitano a colpire questo o quel settore produttivo, ma riguardano l’intera struttura produttiva di merci (beni e servizi) della società. Le crisi generali della fase imperialista non sono semplicemente crisi di sovrapproduzione di merci, di sottoconsumo o di sproporzione tra i settori produttivi. Esse sono crisi di sovrapproduzione di capitali. Ovvero il capitale accumulato complessivamente dalla società è ormai di proporzioni tali che, nelle condizioni esistenti, l’impiego nella produzione di tutto il capitale accumulato comporta inevitabilmente la diminuzione della massa di profitto (del plusvalore estorto agli operai).
D’altra parte, per quanto grande sia la massa del plusvalore estorto agli operai, essa non è comunque sufficiente a valorizzare l’intero capitale esistente. Solo una parte del capitale accumulato può essere impiegato come capitale produttivo. Da questo deriva la lotta tra i gruppi capitalisti: ognuno vuole valorizzare il suo capitale. La sovrapproduzione di capitale significa sovrapproduzione di tutte le cose in cui il capitale si materializza: sovrapproduzione di mezzi di produzione, sovrabbondanza di materie prime, sovrapproduzione di beni di consumo, sovrabbondanza di forza-lavoro (disoccupazione, esuberi), sovrabbondanza di denaro. Quindi tutta la vita di tutte le classi viene sconvolta dalla crisi.
Il modo di produzione capitalista è basato su una contraddizione divenuta antagonista: la contraddizione tra capitale e lavoro. Il livello di sviluppo raggiunto dalle forze produttive è incompatibile con il permanere dei rapporti sociali propri del sistema capitalista; ciò determina di fatto l’incompatibilità di interessi tra il 90% della popolazione mondiale (le masse popolari) e il restante 10% (la borghesia).
Con l’inizio della fase imperialista la necessità del superamento dell’ordinamento sociale capitalista emerge in tutta la sua portata.
Le crisi generali del sistema capitalista non sono solo il segnale del suo declino, esse costituiscono anche la base materiale della rivoluzione socialista. Dalla crisi di un sistema emergono le premesse del sistema che lo sostituirà: la crisi dell’ordinamento sociale capitalista è di fatto una situazione rivoluzionaria in sviluppo.
La prima crisi generale del sistema capitalista si è sviluppata all’inizio del XX secolo e si è conclusa solo alla fine della 2° Guerra Mondiale, grazie alle immani distruzioni e sconvolgimenti economici, politici, sociali e culturali. Solo le distruzioni e gli sconvolgimenti prodotti nel corso della prima crisi generale hanno permesso il successivo periodo di ripresa e sviluppo dell’ordinamento sociale capitalista.
La prima crisi generale è stata anche la condizione oggettiva, la base materiale della situazione rivoluzionaria che ha trasformato il mondo. In un terzo del pianeta si sono instaurati i primi paesi socialisti. Durante la fase di ripresa e sviluppo del capitalismo, la classe operaia ha infatti strappato grandi conquiste alla borghesia. Essa, grazie alla grande forza acquisita dal movimento comunista nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria, ha guidato le masse popolari di tutto il mondo nelle lotte di liberazione nazionale nelle colonie e semicolonie, nelle rivoluzioni di nuova democrazia, nella conquista di condizioni di vita e di lavoro dignitose nei paesi imperialisti (pur restando nell’ambito del regime sociale borghese) e nella costruzione dei primi paesi socialisti. La prima ondata della rivoluzione proletaria ha cambiato la faccia del pianeta!
Ma la strada per la definitiva distruzione del vecchio ordinamento sociale e la sostituzione di esso con l’ordinamento socialista è una strada lunga e tortuosa, fatta di avanzate e arretramenti, di vittorie e sconfitte.
A partire dalla metà degli anni ‘50 la prima ondata della rivoluzione proletaria ha subito una grave sconfitta dalla quale sta risollevandosi solo ora, con la rinascita del movimento comunista in corso in tutto il mondo. La sconfitta della prima ondata della rivoluzione proletaria non è stata determinata principalmente dalla forza della borghesia. Pur dispiegando ogni risorsa e adottando qualsiasi mezzo nel tentativo, la borghesia imperialista non è riuscita a sconfiggere il movimento comunista attaccandolo dall’esterno. Solo minandolo dall’interno e facendo leva sulle sue contraddizioni, la borghesia è riuscita ad arrestare l’avanzata della prima ondata della rivoluzione proletaria.
Il revisionismo moderno e il suo crollo
Fomentata e foraggiata dalla stessa borghesia, ma soprattutto abbracciata dalla destra del movimento comunista, a partire dai primi paesi socialisti ha preso piede nello stesso movimento comunista la concezione revisionista della “via pacifica al socialismo”, l’idea cioè che di conquista in conquista la classe operaia avrebbe potuto prendere in mano le redini della società e che la borghesia avrebbe ceduto il potere in modo relativamente pacifico. D’altra parte le grandi conquiste strappate con la prima ondata della rivoluzione proletaria e la forza che la classe operaia organizzata aveva raggiunto in particolare con la lotta vittoriosa contro il nazi-fascismo, rendevano possibili ulteriori conquiste, soprattutto nella fase di ripresa e sviluppo del capitalismo successiva alla 2° Guerra Mondiale.
L’avvento dei revisionisti moderni alla testa dei principali partiti comunisti (cioè il prevalere dell’influenza borghese nel movimento comunista) è stata infatti la causa principale del declino dei primi paesi socialisti. Nei primi paesi socialisti prevalse la tendenza a contrastare lo sviluppo dei germi di comunismo che fino alla metà degli anni ‘50 si erano sviluppati e a ripristinare privilegi, concessioni, relazioni sociali e rapporti di produzione proprie del capitalismo.
A causa del’errata analisi della fase e di una concezione dogmatica della lotta di classe, la sinistra del movimento comunista non seppe contrastare adeguatamente i revisionisti.
Il movimento comunista ha condotto una eroica battaglia contro il revisionismo moderno. A capo di questa battaglia sono stati il Partito Comunista Cinese di Mao Tse-tung, il Partito del lavoro d’Albania e a seguire tutto il movimento marxista–leninista degli anni 60-80. Ma la causa principale del crollo dei revisionisti moderni non è stata la pur generosa e coraggiosa lotta condotta dalla sinistra del movimento comunista, bensì il venir meno delle condizioni concrete che permettevano ai revisionisti di stare in piedi.
L’illusione della via pacifica al socialismo, della progressiva conquista di condizioni di vita migliori pur nell’ambito del regime borghese, reggeva fin che l’ordinamento capitalista si trovava nella sua fase di espansione succedutasi alla sua prima crisi generale. Tale fase si è però conclusa da oltre trent’anni. Le parole d’ordine, le pie illusioni e gli imbrogli dei revisionisti hanno perso il terreno sotto i piedi. I primi paesi socialisti nelle mani dei revisionisti sono crollati e i partiti revisionisti di tutto il mondo stanno progressivamente perdendo seguito tra le masse, tanto che stanno diventando inutili persino alla borghesia imperialista, che ne aveva fatto dei suoi strumenti di diversione, di imbroglio, di controllo e di repressione contro la lotta della classe operaia e contro il movimento comunista.
Dalla metà degli anni ‘70 infatti il sistema imperialista è in preda ad una seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale. Dall’inizio di questa seconda crisi generale la borghesia sta progressivamente eliminando gran parte delle conquiste che le masse popolari le avevano strappato nel periodo precedente.
La seconda crisi generale del sistema capitalista ha subito una forte accelerazione negli ultimi due anni, da quando cioè è iniziato lo scoppio delle bolle speculative del capitale finanziario su cui la stragrande maggioranza del capitale produttivo poggia.
Gli sconvolgimenti generati dall’esplodere della crisi finanziaria accelerano lo sviluppo della situazione rivoluzionaria. Noi comunisti dobbiamo saper approfittare di questa situazione favorevole.
Milioni di lavoratori vengono licenziati, milioni di famiglie si trovano in condizioni di vita e di lavoro via via peggiori. Anche nei paesi imperialisti più avanzati la miseria sociale si sviluppa velocemente. Milioni di disperati dei paesi oppressi cerca di salvarsi come può tentando una sempre più improbabile esistenza nei paesi imperialisti.
Le masse popolari di tutto il mondo non possono più continuare a vivere con gli stessi mezzi e le stesse concezioni e abitudini con cui sono vissuti fino ad oggi. Esse devono trovare altre vie e altre soluzioni.
Lo stesso vale anche per la borghesia. Nemmeno ai padroni le cose vanno bene: di fronte ad alcuni di essi che continuano ad arricchirsi, ve ne sono sempre di più che vengono schiacciati dagli effetti devastanti della crisi. La torta da spartirsi non basta per tutti! Nel campo della borghesia imperialista si sviluppa una lotta sempre più accanita nella quale le masse popolari vengono mobilitate come carne da macello per gli interessi di un gruppo imperialista contro quelli degli altri gruppi.
La borghesia imperialista, nella sua lotta intestina e nella sua lotta per eliminare le conquiste che la classe operaia e le masse popolari le avevano strappato nel periodo di ripresa e sviluppo, ricorre ad ogni mezzo, non si ferma di fronte a qualsiasi massacro e a qualsiasi sacrificio per le masse popolari.
La borghesia imperialista non ha soluzioni positive per le masse popolari alla crisi del suo ordinamento sociale. L’unica soluzione che la borghesia può adottare è la mobilitazione reazionaria delle masse popolari e la distruzione di una parte del capitale in eccesso prodotto, per rientrare in una nuova fase di espansione alla quale seguirebbe però poi, inevitabilmente, un’ulteriore nuova crisi generale.
La crisi della sinistra borghese e le possibilità di rinascita del movimento comunista
Da quando il sistema capitalista è entrato nella sua seconda crisi generale, e in particolare da quando lo sviluppo della crisi ha subito l’accelerazione degli ultimi due anni, la sinistra borghese perde progressivamente e rapidamente il suo ruolo di catalizzatore, controllore, pompiere delle lotte della classe operaia e delle masse popolari. Le parole d’ordine con cui fino a ieri la sinistra borghese riusciva ad alimentare tra le masse popolari le illusioni di una possibile vita dignitosa sotto la direzione della borghesia, si rivelano un imbroglio, una truffa in cui le masse popolari cadranno sempre meno facilmente. Se la torta non è sufficiente per i profitti dei padroni, figuriamoci se ce n’è per la vita delle masse popolari!
La crisi della sinistra borghese a cui assistiamo in Italia è una manifestazione di questo processo. Essa è anche un fenomeno da cui i comunisti di oggi devono saper trarre profitto per la rinascita del movimento comunista.
Il movimento comunista oggi è debole, la sua influenza sulle masse popolari è minima, quasi tutti i partiti comunisti della prima ondata della rivoluzione proletaria sono scomparsi o sono finiti sotto la direzione borghese. I partiti comunisti che sono sorti in opposizione al revisionismo moderno non sono riusciti a compiere il salto necessario a sconfiggere i revisionisti, anche se hanno lasciato un seguito importante sulle cui basi il movimento comunista attuale rinasce.
Individuare chiaramente i limiti che i comunisti non hanno superato nella lotta contro il revisionismo è importante per la rinascita del movimento comunista. Il revisionismo moderno ha lasciato profondi solchi sia nella coscienza della classe operaia e delle masse popolari sia nella concezione e nel metodo di lavoro dei comunisti. Le tendenze antipartito diffuse nel movimento di resistenza delle masse popolari, la diffidenza delle masse verso il partito, la delusione e la disillusione generate dal crollo dei primi paesi socialisti, sono un’eredità pesante che potremo superare solo se sapremo dare risposte chiare ai perché della nostra storia e al Che fare? attuale.
D’altra parte è innegabile che le grandi vittorie della prima ondata della rivoluzione proletaria hanno trasformato positivamente e profondamente le masse popolari di tutto il mondo. La capacità di studiare, capire e assimilare quanto necessario per condurre una lotta cosciente, e anche per questo più efficace, fanno della classe operaia di oggi una forza ben più avanzata di quella che era un secolo fa.
Anche la stessa possibilità e capacità di partecipare al processo di ricostruzione del partito comunista è ben più avanzata oggi di quanto lo fosse nel processo di formazione dei partiti comunisti della prima ondata della rivoluzione proletaria.
Questo permette di stabilire all’interno dei nuovi partiti comunisti un rapporto di più elevata coscienza, di partecipazione attiva e quindi di maggiore democrazia.
Il dogmatismo e una disciplina inconsapevole su cui i revisionisti si basarono per prevalere e per impedire che la sinistra dei partiti comunisti combattesse efficacemente, oggi possono essere superate. Una base di maggior coinvolgimento e adesione consapevole alla lotta rivoluzionaria saranno anche una migliore garanzia contro future e sempre possibili deviazioni opportuniste, contro il possibile prevalere delle tendenze borghesi all’interno del movimento comunista che va rinascendo e in particolare nei suoi nuovi partiti comunisti.
La base fondamentale della rinascita del movimento comunista è nella ricostruzione di nuovi partiti comunisti. Partiti che sappiano trasformarsi in effettivo Stato Maggiore della classe operaia con cui essa guiderà il resto delle masse popolari alla conquista del potere e nella costruzione di nuovi paesi socialisti. Solo avanzando verso questo obiettivo i comunisti attuali assolveranno al loro compito storico.
Con il Partito Comunista del Nepal come eroico esempio e sprone della sua rinascita, il movimento comunista in tutto il mondo risolleva la testa. A noi comunisti del XXI secolo spetta il compito di spingere in avanti questo processo e di consolidarne le basi man mano che esso avanza.
Avanzamento e consolidamento sono due elementi della contraddizione del nostro sviluppo.
Da una parte il movimento comunista per avanzare deve distinguersi, deve definirsi, deve cioè tracciare una linea di demarcazione netta da tutto quanto al suo interno è ancora o può diventare elemento di influenza della borghesia nel suo seno. Per avanzare ogni componente del movimento comunista in ogni paese deve avere una concezione del mondo basata sul materialismo dialettico, su questa base deve darsi una linea e un programma, deve indicare una strategia e individuare le tattiche e i metodi di lavoro necessari a raggiungere l’obiettivo di costruire dei nuovi paesi socialisti.
Dall’altra parte il movimento comunista deve consolidarsi, deve cioè ricostruire il legame con la classe operaia e con le masse popolari che sono i fondamentali protagonisti e autori della rivoluzione socialista. Il legame con la classe operaia e con le masse popolari è anche il principale terreno di verifica della concezione, della linea e del programma del partito comunista. Il legame di classe è la verifica della teoria nella pratica.
La contraddizione tra elaborazione teorica e legame di classe è una contraddizione non antagonista. Ognuno dei due poli di questa contraddizione si sviluppa oltre una certa misura solo se anche l’altro si sviluppa. L’avanzamento di questa unità dialettica è l’indice principale dello sviluppo di un partito comunista e, in generale, di tutto il movimento comunista.
L’accelerazione della crisi generale del sistema capitalista (recente sviluppo della crisi finanziaria), l’attuale crisi della sinistra borghese e la rinascita del movimento comunista (nelle diverse forme in cui si esprime) sono gli elementi principali che caratterizzano la fase attuale per quanto riguarda le soluzioni politiche che il movimento comunista deve adottare (in definitiva: concezione e linea) per farvi fronte.
La rinascita del movimento comunista nel nostro paese è quindi principalmente il prodotto della lotta al suo interno per far prevalere la tendenza che favorisce la lotta della classe operaia contro la borghesia imperialista in questa fase. In particolare il movimento comunista avanzerà tanto più e tanto meglio quanto più e quanto meglio riuscirà a coinvolgere la classe operaia nel processo di ricostruzione del partito comunista.
La lotta interna al movimento comunista italiano ha raggiunto un livello avanzato, ha prodotto alcuni punti fermi che, benché ancora non riconosciuti da tutte le componenti del movimento comunista, su di essi via via si attestano le componenti più avanzate. I punti fermi principali sono:
1.il socialismo come unica via possibile per uscire dal marasma in cui la borghesia imperialista ci ha cacciato e ogni giorno più ci affonda;
2.la centralità della classe operaia nella lotta per il superamento della società capitalista e per la costruzione del socialismo;
3.la necessità della classe operaia di dotarsi di un partito comunista come suo strumento per dirigere il resto delle masse popolari nella lotta per abbattere il regime capitalista e instaurare il socialismo.
Questi tre punti fermi costituiscono la base ideologica e definiscono gli obiettivi fondamentali dei comunisti nella fase attuale. Essi sono indicativamente riconosciuti da tutte le componenti (organizzate e non) del movimento comunista, sono l’aspetto positivo su cui far leva perché sono l’aspetto che ci unisce.
L’unità su questi obiettivi e il lavoro concreto di sostengo alle lotte di difesa delle conquiste strappate alla borghesia e di resistenza al procedere della crisi del suo ordinamento sociale, sono il nerbo di sviluppo del movimento comunista, la via concreta per l’accumulo delle forze rivoluzionarie.
Il contenuto ideologico della lotta ideologica interna al movimento comunista del nostro paese e anche di gran parte del movimento comunista internazionale attualmente verte su alcuni elementi fondamentali frutto dell’elaborazione dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria e dei suoi più importanti partiti e grandi dirigenti.
1.Il bilancio dell’esperienza del movimento comunista fino ad oggi, in particolare dei successi e delle sconfitte della prima ondata della rivoluzione proletaria, i contributi apportati dai grandi successi delle sue più importanti battaglie (in particolare la Rivoluzione Cinese e il maoismo), le ragioni delle grandi sconfitte (in particolare l’avvento dei revisionisti moderni e il crollo dei primi paesi socialisti).
2.La via al comunismo, la strada per la rivoluzione con particolare riferimento alla strategia nei paesi imperialisti.
3.Il rapporto con la repressione, la controrivoluzione preventiva come strumento principale con cui la borghesia imperialista combatte per difendere il suo ordinamento sociale.
4.La natura del partito comunista che dobbiamo ricostruire, le sue caratteristiche e il suo metodo di lavoro.
È anche su questi temi che, in diversa misura, si compongono il dibattito, le affinità e le divergenze, di diverse componenti del movimento comunista. Di conseguenza è dallo sviluppo positivo di questo dibattito, unitamente al rafforzamento del legame con la classe operaia, che dipende il rafforzamento di tutto il movimento comunista.
In Italia il movimento comunista è composto da varie organizzazioni, partiti, gruppi, correnti o elementi interni a partiti della sinistra borghese, singoli compagni non organizzati. Ogni componente del movimento comunista (CMC), organizzata o meno che sia, ha posizioni differenti sui punti su indicati, ma in ognuna di esse esiste una tendenza positiva ad accettare questi punti come elemento fondate del partito comunista di cui la classe operaia italiana ha bisogno, del partito comunista che dobbiamo ricostruire.
Oltre alle dichiarazioni in merito ai punti indicati, e anche in merito ad altri punti importanti sebbene non fondamentali (metodo di lavoro, relazioni tra partiti e organizzazioni, rapporti internazionali, lotta contro al repressione, ecc.), tra le varie componenti del movimento comunista vi è anche un diverso grado di coerenza tra teoria e pratica, di applicazione della teoria alla pratica, di verifica della teoria nella pratica. Essere conseguenti nella pratica con la teoria elaborata è una delle battaglie fondamentali del movimento comunista.
In definitiva il movimento comunista in Italia riuscirà nell’intento di dare alla classe operaia il suo partito comunista quando unirà in un unico processo le sue forze migliori, gli elementi più avanzati tra le diverse sue componenti. Questa è una prima fase dell’accumulo delle forze rivoluzionarie proprio della prima fase della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata. La verifica della validità di questa unione, in definitiva è data da quanto, passo dopo passo, consolidamento dopo consolidamento, si sviluppa progressivamente anche l’unità dei comunisti con la classe operaia. Ogni unità dei comunisti al di fuori del legame con la classe operaia, ogni unità da cui non consegue a breve una crescita progressiva di influenza, di legame, di radicamento con e nella classe operaia è un’unità di buoni intenti, ma un’unità basata su presupposti o metodi sbagliati; un’unità i cui promotori devono scoprire i limiti e imparare a correggere il tiro.
Il partito comunista della classe operaia italiana non nascerà com’è nato il vecchio PCI: non nascerà già relativamente forte e frutto della separazione degli elementi avanzati del movimento operaio dal vecchio movimento socialista. Il partito comunista della classe operaia italiana attuale nascerà piccolo e debole in confronto al suo nemico di classe. Ma si svilupperà rapidamente se sarà guidato da una linea giusta perché continuamente verificata nella pratica.
La linea giusta non è infatti il prodotto di una mente geniale. Essa è frutto della lotta di classe in generale e in particolare della lotta interna al movimento comunista.
Anche la linea del processo di ricostruzione del partito comunista segue la stessa legge.
Definiamo nei tre seguenti punti la linea che L’Unione dei Collettivi Comunisti adotta in questa fase per quanto riguarda il processo di ricostruzione del partito comunista:
1.Sostenere e promuovere la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari nella loro lotta contro la crisi del sistema capitalista e contro la borghesia che lo impersona.
2.Creare uno stretto legame tra questa mobilitazione e il processo di ricostruzione del partito comunista su cui le più avanzate componenti del movimento comunista oggi lavorano, privilegiando il ruolo attivo e dirigente della classe operaia nel processo di ricostruzione.
3.Condurre la battaglia attraverso il dibattito franco e aperto interno al movimento comunista per il prevalere delle idee giuste nel processo di ricostruzione, sulla base dell’analisi concerta della situazione concreta e del bilancio dell’esperienza, applicando il materialismo dialettico come concezione, metodo di lavoro e metodo di trasformazione della realtà.
Ogni componente del movimento comunista può verificare la validità di questa linea nella sua applicazione, misurando i risultati del proprio lavoro. Cresce il legame del movimento comunista con gli operai avanzati e con gli elementi avanzati delle masse popolari? Cresce la tendenza, grazie al proprio lavoro, all’interno di altre componenti organizzate a favorire la costruzione del partito comunista di cui la classe operaia ha bisogno? Cresce, grazie al proprio operato, la tendenza all’unità ad un livello superiore delle componenti più avanzate della classe operaia e del movimento comunista del nostro paese?
Solo rispondendo francamente e concretamente a queste domande ogni comunista, ogni componente del movimento comunista svolge il compito di verificare la linea che sta applicando.
Tra le varie componenti del movimento comunista del nostro paese esiste più unità di concezione e di linea di quanta ne dimostra la loro divisione organizzativa. Di fatto molte delle divisioni sono il frutto della vittoria di posizioni opportuniste che poco hanno a che vedere con le divergenze ideologiche (o, per meglio dire, sono divergenze che riguardano principalmente la linea organizzativa e solo secondariamente la linea politica). Certo molte delle divergenze ideologiche si risolveranno con un’unità a livello superiore quando la sinistra del movimento comunista vincerà la battaglia contro il settarismo e l’opportunismo che ancora ostacola l’unità.
Il processo verso l’unità si fa infatti giorno dopo giorno più forte. I suoi promotori sono di diversa natura e sono ancora principalmente divisi. L’elemento che però prevale ogni giorno di più è la tendenza all’unità e al superamento delle divergenze attraverso il dibattito franco e aperto. Ancora più importante è il fatto che molte CMC sono attive sostenitrici della resistenza della masse popolari al procedere della crisi del sistema capitalista e ritengono che la loro unità e la stessa ricostruzione del partito comunista possa svilupparsi proprio lottando fianco a fianco, unendo le forze nel sostegno alla resistenza delle masse popolari.
Ciò che noi compagni dell’Unione dei Collettivi Comunisti dobbiamo fare è dare sostegno e imparare dalle lotte che la classe operaia e le masse popolari stanno conducendo contro la borghesia e contro la crisi del suo ordinamento sociale (lotte che in questa fase si sviluppano rapidamente e si estendono) e su questo terreno sviluppare il dibattito franco e aperto con ogni componente del movimento comunista privilegiando quelle che partecipano attivamente al sostegno della resistenza e soprattutto promuovendo la partecipazione degli operai avanzati e degli elementi avanzati delle masse popolari a questo dibattito.
Da questo dibattito (che è un dibattito incentrato sulla lotta per individuare e far prevalere le idee giuste) si sviluppa l’unità superiore.
La linea organizzativa del progetto di costituzione dell’Unione dei Collettivi Comunisti
I Collettivi Comunisti sono parte del movimento comunista del nostro paese. Essi raccolgono e organizzano alcuni compagni e alcuni organismi di diversa esperienza politica che vogliono partecipare e dare il loro miglior contributo alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
I Collettivi Comunisti hanno aperto con l’Assemblea del 28 giugno la fase costituente della loro unità a livello nazionale.
Riteniamo che ogni processo di costruzione dell’organizzazione sia tanto più efficace e di alto livello quanto più trae forze e contributi dalla vasta partecipazione dei compagni e degli organismi che aderiscono al progetto. Per questa ragione riteniamo che la fase costituente dell’UCC debba essere incentrata principalmente
1.sull’unità fatta di concreto sostegno di ogni partecipante al lavoro complessivo sia centrale che locale;
2.sull’ampio dibattito franco e aperto di ogni collettivo e di ogni compagno sia nella programmazione che nel bilancio delle diverse iniziative;
3.sull’apertura verso altri compagni, organismi, operai e altri elementi delle masse popolari per coinvolgerli direttamente già nel lavoro della fase costituente;
4.sul reciproco sostegno contro la repressione della borghesia.
Per tutta la fase costituente i Collettivi Comunisti e i compagni che fin da ora vogliono partecipare a questo lavoro di costruzione, nominano un Comitato di Gestione Provvisorio (CGP) che ha il compito di dirigere il lavoro centrale e di coordinare il lavoro dei vari organismi e dei singoli compagni durante tutta la fase.
In questa fase vengono proposti come Comitato di Gestione Provvisorio gli stessi compagni promotori del progetto, i compagni più adatti a coordinare e strutturare il progetto in questa prima fase.
Ogni collettivo e ogni singolo compagno che aderisce al progetto costituente la UCC, fa capo al CGP e da esso riceve quanto necessario per unire le forze di ogni collettivo, sviluppare il sostegno reciproco nel lavoro di ogni collettivo, promuovere e partecipare ad iniziative comuni di tutti i collettivi, sviluppare lo scambio e il bilancio comune dell’esperienza, promuovere la solidarietà contro la repressione.
La fase costituente sarà quindi caratterizzata dal lavoro specifico di ogni collettivo, organismo e singolo compagno aderente al progetto e dall’attività coordinata comune diretta dal CGP. In particolare la fase costituente si caratterizza per il fatto che tutte le attività che svilupperemo saranno indirizzate proprio a raccogliere e sintetizzare gli insegnamenti migliori per dare successivamente vita all’Unione dei Collettivi Comunisti.
La fase costituente avrà una durata di 6 mesi (cioè fino a fine anno), tranne se dal bilancio del lavoro di questi 6 mesi emergeranno elementi significativi che indichino la necessità di prolungare il periodo della costituente.
Contemporaneamente costituiamo oggi l’Assemblea del coordinamento dei collettivi comunisti composta da un membro rappresentante per ciascun collettivo aderente. Fa parte dell’Assemblea anche almeno un compagno del Comitato di Gestione Provvisorio, per garantire il regolare funzionamento di tutto l’organismo.
Il ruolo dell’assemblea è quello di fare il bilancio comune dell’attività che svolgeremo durante la fase costituente e di proporre eventuali variazioni del piano in corso d’opera.
Conclusa la fase costituente, l’Unione dei Collettivi Comunisti (se questo sarà il nome che decideremo di mantenere) si strutturerà in organizzazione nazionale articolata in organismi locali e in un centro di direzione. Le caratteristiche di questa struttura saranno determinate dall’attività e dal dibattito che in proposito svilupperemo nella fase costituente.
Sulla base di questi presupposti, fin dall’inizio della fase costituente ci impegniamo a lavorare per perseguire i nostri obiettivi sul terreno fondamentale dello sviluppo della lotta di classe nel nostro paese. Per quanto le nostre forze lo permettono, seguiremo e daremo il nostro sostegno alle lotte della classe operaia e delle masse popolari che resistono al procedere della crisi del sistema capitalista, parteciperemo alle mobilitazioni che via via si sviluppano e porteremo in esse il nostro sostegno anche promuovendo la partecipazione degli operai, dei lavoratori e delle masse popolari al processo di rinascita del movimento comunista e al dibattito in corso tra le varie componenti del movimento comunista a proposito dell’unità dei comunisti, della necessità di un nuovo partito comunista della classe operaia e del socialismo come unica via positiva per uscire dalla crisi.
L’Assemblea riunita il 28 giugno 2009 nomina i quattro compagni promotori del progetto come membri del Comitato di Gestione Provvisorio ed affida al CGP l’incarico di raccogliere la lista dei rappresentanti dei Collettivi Comunisti oggi esistenti che vengono nominati membri dell’Assemblea.
Coordinamento dei Collettivi Comunisti
www.coorcolcom.org
coorcolcom@tiscali.it
29 giugno 2009
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