Facce di bronzo: lettera aperta del giudice Mazzella a Berlusconi

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Il giudice Costituzionale Luigi Mazzella scrive una lettera aperta "all'amico" Silvio Berlusconi. Rivendica il diritto di invitare a casa propria "persone perbene" fino a che "un nuovo totalitarismo" non lo priverà delle sue "libertà personali".
Non lo sfiora per un attimo, che essendo giudice costituzionale, sia sconveniente non invitare persone "perbene" - sui suoi invitati di quella sera ci sarebbe molto da dire a questo proposito - ma invitare e cena un personaggio protetto da una legge sulla cui legittimità sarà chiamato a sentenziare tra qualche mese. Strana idea della libertà e dei diritti personali ha un giudice che fa parte dell'organo supremo che dovrebbe tutelare la Costituzione della Repubblica dagli sfregi che alcune dei suoi commensali le stanno da tempo infliggendo. Parla di "barbarie" il giudice per le critiche che gli piovono addosso circa la scelta di coloro che con lui dividono i pasti. Ma cosa pensa il giudice Mazzella, per limitarsi a qualche ingenua domanda, delle espulsioni - o meglio deportazioni - dei richiedenti asilo politico? Che cosa pensa della nostra partecipazione alla guerra in Afghanistan (L'italia ripudia la guerra...)? Cosa pensa del fatto che quattro signori non sono come tutti "eguali" davanti alla legge? Cosa pensa degli interventi in arrivo sulla limitazione della liberta di stampa?

"Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sara' certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre liberta' personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non e' stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come e' giusto che sia, alte personalita' dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico".

"Caro presidente l'amore per la liberta' e la fiducia nella intelligenza e nella grande civilta' degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco".

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=123211

Cosa si vuole da un giudice

Cosa si vuole da un giudice nominato dal Parlamento (allora centro destra): sensibilità?
Ma perché non spiega cosa ci facesse il Ministro della Giustizia Alfano (suo il lodo) né suo coetaneo nè suo amico.
E poi....il totalitarismo...per una semplice questione di educazione civica. La solta destra chiagne e futte.

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