Questa non è la nostra storia

Assolti tutti i comandanti. Questa la sentenza di primo grado, accolta al grido di
"Vergogna" da tutte le persone presenti in aula.
La sentenza ha condannato esclusivamente gli autori materiali della violenze all'interno della scuola Diaz, con pene accessorie, indultate o che cadranno presto in prescrizione.

Chi comandava, secondo il tribunale, non ha avuto alcuna responsabilità
nella macelleria messicana di quella notte: la legittimazione della
menzogna di uno Stato che si autoassolve. La conseguenza è dunque una sentenza irrisoria che
giustifica l'impuntà dell'operato di chi quella notte scelse di condurre
un massacro premeditato. Il 13 novembre si è avuta la conferma della libertà
d'azione protetta dalla Giustizia, per i massacratori in divisa.
Un insulto a chi quella notte è stato picchiato e torturato in nome di una repressione degna dei peggior regimi al mondo. Insulto che si aggiunge agli esigui risarcimenti per le vittime del pestaggio.

Nessuna condanna, dunque, per Giovanni Luperi, attuale capo del
Dipartimento di analisi dell'Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore
dell'Ucigos e Francesco Gratteri, attuale capo dell'Anticrimine,
all'epoca dei fatti direttore dello Sco e Gilberto Calderozzi, oggi a
capo dello Sco.
Dei 28 poliziotti sul banco degli imputati il collegio presieduto da
Gabrio Barone ha deciso di emettere 13 condanne nei
confronti dei responsabili delle violenze all'interno della scuola.
Sono state inflitte condanne per 35 anni e sette mesi, rispetto agli
oltre 108
anni chiesti dall'accusa. La "condanna" più
rilevante è stata inflitta a Vincenzo Canterini, nel 2001 comandante
del settimo nucleo del primo reparto mobile di Roma a 4 anni: 3 di
questi sono però stati condonati. Di 28 imputati Canterini, salvo
ricorso in appello, è l'unico chiamato a scontare la pena.

Sono cifre che stridono fortemente con la sentenza inflitta per Devastazione e
Saccheggio
ai 25 manifestanti lo scorso anno, sono i due
pesi e le due misure vecchie come la storia del mondo che si aggiungono
all'altrettanto ridicola sentenza per i fatti di Bolzaneto.

La storia, si sà, non si costruisce nei Tribunali. In quei luoghi si
riafferma il presente e la lettura che nel presente si fa del passato.
Forse questo dovrebbe preoccupare chiunque pensi di lottare e partecipare ai conflitti che attraversano il paese.

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