Processo Aldrovandi - resoconto decima udienza

Autore:
Cecchino Antonini

da Liberazione 12/04/2008

L’udienza ieri a Ferrara
Processo Aldrovandi
Parla lo zio: «Quale malore quanto sangue su Federico»

Checchino Antonini
Ferrara (nostro inviato)

Da un lato ci sono quattro agenti che andarono a farsi refertare più di sei ore dopo, a ridoss$o del cambio turno al pronto soccorso. Il medico che li visitò ha detto che di sicuro non c’erano grossi traumi. Eccetto per uno di loro, che accusava un colpo alla milza e pisciava sangue. Però non si trattenne per le ulteriori analisi prescritte.
Doveva relazionare ai suoi superiori, disse. Dissero che erano al S.Anna dopo una colluttazione. Ma nell’ospedale di Ferrara la voce del ragazzino morto in Via Ippodromo s’era già sparsa.
Dall’altro lato c’è proprio quel corpo straziato da quella colluttazione, giunto poco prima all’obitorio. Lo andò a riconoscere suo zio Franco, accompagnato da un ispettore della digos, amico della famiglia Aldrovandi.
Nel tragitto, il poliziotto ha accennato all’ipotesi che «qualche cosa» che aveva preso avrebbe potuto far scattare la pazzia nel diciottenne. I suoi colleghi avrebbero fatto del tutto per salvarlo ma quel malore lo ha ucciso. «Malore?», ha ripetuto suo zio Franco, con lo stesso stupore, lo stesso $dolore di quella mattina. Le stesse lacrime. «Ho visto quella cosa lì», dice indicando la foto del volto di suo nipote ripreso all’arrivo in obitorio.
Di quella mattina del 25 settembre 2005 ricorda le ecchimosi alla tempia destra, i sassolini dell’asfalto sull’altra guancia. Il sangue al naso, tra i denti, i capelli intrisi di sangue. E l’odore del sangue. Ha pensato ai tanti film visti. Chiese all’amico della digos se l’avessero scaricato da una macchina in corsa.
Da un lato i quattro agenti senza grossi traumi, dall’altro un ragazzo impastato di botte e di sangue, nel cappuccio della sua felpa ci sono $ancora ciocche di capelli strappati. Eppure, a sentire la versione ufficiale, il ragazzo è l’aggressore, gli agenti gli aggrediti. La decima udienza del processo a quattro poliziotti per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi, «che non aveva mai fatto a botte con nessuno in vita sua», non ha riservato grandi colpi di scena. Le difese hanno riproposto il loro processo allo stile di vita di Aldro, per loro un drogato come un altro. Ma un’amica di Federico conferma i dubbi sulla prima fase delle indagini. Fuori verbale, la prima pm le avrebbe chiesto di non proteggere un indemoniato che sbatteva la testa contro i pali. Eppure la pm già sapeva dei due manganelli spezzati.
Con un filo di voce, il testimone ottantenne, sentito nella casa di riposo, concluderà così: «Dobbiamo essere grati alla polizia perché ci protegge di notte, ma qualche volta qualcuno ci va di mezzo».

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