Il 9 marzo 2008 alle 7 del mattino
diversi ettolitri di kerosene vengono riversati nel territorio vicentino da una falla che si è prodotta nell'oleodotto che porta il kerosene da La Spezia fino ad Aviano.
L'allarme viene dato 11 ore dopo, quando l'onda di carburante, riversatasi nei fiumi Bacchiglione e Astichello, ha già attraversato Vicenza e sta raggiungendo Padova. Altro kerosene fuoriuscito ha contaminato la zona di ricarico della falda acquifera che rifornisce Vicenza. Il pompaggio del kerosene nell'oleodotto viene interrotto in ritardo. I media nazionali tacciono vergognosamente della vicenda, o nel miglior caso ci dedicano poco spazio.
L'oleodotto fa parte della rete POL, costruita negli anni '60 dalla NATO per rifornire di carburanti le diverse basi militari. E' ramificata nell'intera Europa e in Italia si divide in diversi tronconi, attraversano 6 regioni, 17 province e 136 comuni. Una troncone attraversa l'Emilia Romagna dove si trova lo snodo di Collecchio (Parma), da qua procede sia per il Veneto e il Trentino (dove va ad alimentare la basi di Aviano, Villafranca, Istrana e Rivolto) che per Cervia (sede del 5° storno). Un grosso deposito di carburante per l'oleodotto si trova in Val Mulinello, in Liguria. Il tratto italiano dell'oleodotto ha una capacità di 1 milione e 600 mila litri al giorno (raggiunti nel 1999 durante la guerra in Kosovo).
Il tratto Emiliano dell'oleodotto passa in un territorio fortemente agricolo e vicino alla foce del Po'. Un'eventuale falla produrrebbe un danno ambientale enorme, con l'inquinamento del Canale Emiliano-Romagnolo (che rifornisce d'acqua tutta la Romagna), l'inquinamento delle falde acquifere e lo sterminio della fauna.
Questo fatto ricorda che la lotta alle basi militari è una lotta che coinvolge tutt* quant*. Non è la salvaguardia dei propri interessi contro gli interessi generali come sostengono molti politicanti favorevoli a grandi opere e guerre. Lottare contro queste basi di morte significa lottare contro gli eserciti e le guerre degli stati, lottare per la salvaguardia dei territori interessati dalla presenza delle basi e tutto ciò che ad esse concerne. Le basi non portano progresso economico come vogliono fare credere i potenti, portano pericoli ambientali e non solo, e anche se portassero progresso economico si fanno inevitabilmente portatrici di morte per coloro che subiscono la violenza degli eserciti.
In Italia sono presenti 113 basi militari tra USA, NATO e forze militari italiane e sei di questi basi sono presenti in Emilia Romagna: una base e un deposito dell'aeronautica militare statunitense e della NATO a Parma e a Monte San Damiano (Piacenza), due stazioni di
telecomunicazione NATO a Bologna e sul Monte Cimone, un altro a Rimini, dove è presente anche il gruppo logistico statunitense per l'attivazione
dell'armamento nucleare.
Nel frattempo alle
contestazioni a Veltroni da parte dei No Dal Molin la polizia risponde con le botte.
E' necessario ora più che mai ribadire il proprio no alle basi militari a livello internazionale.
comunicato
della rete No-Dal Molin sulla contestazione a Veltroni
comunicato
sul disastro ambientale
l'elenco delle basi militari sul territorio italiano