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Alla classe operaia, ai lavoratori, ai popoli oppressi del mondo

e-mail:
teoriaeprassi@yahoo.it
Autore:
Piattaforma Comunist

Cari compagni ed amici,
inviamo in allegato la versione italiana del documento adottato dalla Conferenza Internazionale di Organizzazioni e Partiti Marxisti-Leninisti (CIPOML) in occasione del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino.
Tutti gli organismi politici e sociali che intendono aderire alla presente dichiarazione possono comunicarlo all'indirizzo email teoriaeprassi@yahoo.it
Il sito web della CIPOML è visitabile all’indirizzo www.cipoml.org
Saluti fraterni. Piattaforma Comunista

www.piattaformacomunista.com
e-mail: teoriaeprassi@yahoo.it

Alla classe operaia, ai lavoratori, ai popoli oppressi di tutto il mondo!
Si avvicina il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e la borghesia va allestendo
l’ennesimo attacco anticomunista e antioperaio, condito dalle più logore falsificazioni storiche.
Sono ormai venti anni che la classe dominante pretende di sequestrare le necessità e le aspirazioni di
cambiamento della classe operaia e dei popoli con le demagogiche promesse di “un nuovo ordine
mondiale” e le menzogne sulla “fine del socialismo”, per impedire ogni tentativo di resistenza, di
rivolta, di messa in discussione del sistema capitalistico.
Dopo gli avvenimenti del 1989 i propagandisti dell’imperialismo annunciarono che era finita la
storia, che le ideologie non servivano più (tranne quella borghese, ovviamente), che la rivoluzione era
una cosa del passato, e che perciò esisteva un solo orizzonte per l'umanità: quello fondato sulla
proprietà privata dei mezzi di produzione sociali.
Da allora, assieme alla presentazione degli eventi accaduti nell'Est europeo come la “sconfitta del
comunismo”, si sono imposte le politiche neoliberiste, il “diritto d’ingerenza”, le “guerre preventive”
per la riconquista del mondo da parte degli imperialisti nordamericani. Da allora la borghesia ha
rafforzato la sua offensiva contro la classe operaia e le masse popolari, per aumentare lo sfruttamento
e il saccheggio imperialista.
Da parte loro, i revisionisti e i social-democratici in occasione di questo anniversario si dividono fra
chi si cosparge il capo di cenere e chi ricostruisce in modo alterato le vicende che portarono alla caduta
del muro. Molti di loro negli ultimi anni si sono spostati ancor più a destra, dimostrando tutta la loro
debolezza ideologica e politica, mentre una parte è passata direttamente nel campo nemico. Altri, continuano
a sostenere che non è più tempo di rivoluzione, che bisogna adattarsi alle regole imposte dalla
borghesia, limitarsi alle riforme, e perciò condannano le forze comuniste e rivoluzionarie che hanno
deciso di opporsi alla slavina, riorganizzandosi e riprendendo il cammino della lotta.
Noi comunisti sappiamo che la caduta del muro di Berlino non ha implicato il crollo del socialismo
proletario, ma è stata la tappa finale di un processo di distruzione della dittatura del proletariato e di
restaurazione capitalista cominciato negli anni 50-60 dello scorso secolo in URSS e nella maggioranza
dei paesi dell'Est, a causa dell’affermazione del revisionismo. L’affondamento del cosiddetto
“socialismo reale” è stato il crollo di una sovrastruttura che non corrispondeva più ai rapporti di
produzione effettivi, ma che a causa dei suoi tratti esteriori nominalmente “socialisti” ha contribuito a
determinare confusione, sbandamento, riflusso e perdita di posizioni da parte della classe operaia.
La caduta del muro non ha annullato la validità del marxismo-leninismo come teoria rivoluzionaria,
bensì ha completato la parabola dell’ideologia revisionista nell’Est europeo. Essa non ha determinato
la risoluzione delle principali contraddizioni della nostra epoca, bensì il loro aggravamento, come
dimostra la realtà odierna.
Cosa abbiamo visto, infatti, negli ultimi venti anni?
Invece del superamento degli ostacoli economici, sociali e politici che impediscono l’emancipazione
dell’umanità, abbiamo visto alzare muri ancora più alti di fronte agli sfruttati e agli oppressi.
Quello che separa l’oligarchia finanziaria che vive nel lusso e nello spreco dalle grandi masse di
donne e di uomini che creano con il loro lavoro tutte le ricchezze, senza però poterne beneficiare
poiché sono costretti a soffrire il giogo dello sfruttamento intensivo, della disoccupazione, della
precarietà, della povertà, ricevendo solo carità dai governi borghesi.
Quello fra un pugno di potenze imperialiste e i paesi dipendenti sottoposti al brutale saccheggio
delle loro risorse, costretti al sottosviluppo e gettati nella fame.
Quello rappresentato dall'oscurantismo, dall'ignoranza, dall'oppressione religiosa, dal
cosmopolitismo borghese, che servono a mantenere i lavoratori sottomessi e abbrutiti.
Quello eretto contro i migranti fra USA e Messico, in Europa, nel Mediterraneo, quello alzato dal
sionismo in Palestina, quello conservato dall'imperialismo nella penisola coreana e molti altri.
Che fine hanno fatto dopo due decenni le promesse sparse ai quattro venti dalla classe dominante?
Avevano promesso la “crescita economica”, ma abbiamo visto l’estensione senza precedenti del parassitismo
e della speculazione, crisi economico-finanziarie sempre più frequenti e profonde, fino a
giungere a quella attuale, la più grave e distruttiva crisi degli ultimi ottanta anni, nella quale si esprimono
tutti i problemi accumulatisi anteriormente.
Avevano garantito “libertà e democrazia”, ma queste ipocrite parole si sono presto trasformate nella
dittatura rafforzata di un gruppo di paesi imperialisti e dei monopoli finanziari, in un dominio neocolonialista
ancora più feroce, cui sono sottoposti centinaia di paesi e nazioni dipendenti, in colpi di stato
come quelli avvenuti di recente in Honduras e in Africa, in soppressione dei diritti dei lavoratori e delle
libertà democratiche in molti paesi, in Stati-gendarme sempre più autoritari e fascisti.
Avevano assicurato un “mondo di pace”, ma le potenze imperialiste, USA in testa, hanno rafforzato i
loro arsenali e apparati militari, scatenato una serie di guerre di aggressione ed atti di autentico
terrorismo che hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, così come si sono intensificate le rivalità
fra i paesi imperialisti e i gruppi monopolisti per una nuova spartizione delle materie prime, dei
mercati, delle sfere di influenza, accrescendo così il pericolo di un nuovo conflitto mondiale.
Parlavano ancora di “protezione della natura”, ma vediamo che la ricerca del massimo profitto ha
devastato l’ecosistema, mostrando che il capitalismo, con la sua logica predatoria, è incompatibile con
l’esistenza stessa del genere umano.
E che dire della situazione dei paesi dell’Est europeo “restituiti alla libertà”? Salari da fame,
disoccupazione di massa, cancellazione di ogni forma di tutela sociale, catastrofe economica, aumento
della mortalità, criminalità, prostituzione, subordinazione più servile agli interessi dell’imperialismo
occidentale o, nel caso della Russia, affermazione del più retrivo sciovinismo per affermare i propri
interessi imperialisti. C’è forse da stupirsi se in questi paesi oggi cresce la “nostalgia del socialismo”,
cioè di un sistema sociale superiore a quello capitalista, che aveva raggiunto grandi conquiste
nonostante le continue aggressioni imperialiste, prima che il revisionismo lo minasse dall'interno e poi
lo sgretolasse?
In questi venti anni la classe operaia, gli altri lavoratori, la maggioranza dei popoli, nonostante i colpi
subiti non sono stati fermi, non hanno accettato in silenzio la schiavitù del lavoro salariato e l'oppressione
imperialista. Il riflusso della lotta di classe ha gradualmente lasciato il posto ad una maggiore
resistenza e a nuova ascesa della lotta politica e sociale, sia pure espressa in modo differente da paese
e paese. In particolare nell’ultimo decennio abbiamo osservato un importante processo di ripresa
delle lotte, significativi avanzamenti dei lavoratori e dei popoli, nonostante la crescente aggressività
della borghesia.
La storia non è finita con la caduta del muro di Berlino, al contrario ha subito una evidente accelerazione.
La lotta delle classi sociali, che è il suo motore fino al raggiungimento del comunismo, va
avanti e riprende slancio il movimento comunista ed operaio internazionale. I protagonisti della lotta
per la trasformazione sociale sono ancora in piedi e disposti a dare battaglia! Ciò preoccupa a tal punto
la borghesia che - a venti anni dalla “morte dichiarata del comunismo” - deve continuamente esorcizzare,
denigrare e criminalizzare il suo fantasma, per evitare che il proletariato si riappropri della
sua teoria rivoluzionaria.
Tutto ciò è una dimostrazione che la presunta superiorità e invincibilità del capitalismo è una
menzogna, che le ragioni della rivoluzione e del socialismo continuano a esseri più che mai attuali e
valide.
Oggi siamo in una situazione internazionale assai differente da quella del 1989. La borghesia si
trova dentro una disastrosa crisi economica, risultato delle leggi di funzionamento del capitalismo, e
non ha risposte da fornire alle necessità e alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli. E’ più vulnerabile
di ieri, ed esistono numerosi anelli deboli nella catena del suo dominio.
La crisi attuale di sovrapproduzione relativa, intrecciata con la crisi generale del sistema imperialista-
capitalista, durerà a lungo, svelando agli occhi delle masse il vero volto della borghesia: una classe
che ha da tempo esaurito la sua funzione storica, ma che continua a chiamare chiamano i lavoratori e i
popoli ai “necessari sacrifici” per garantirsi la sopravvivenza e i privilegi.
Vediamo infatti che mentre i governi prelevano dalle casse pubbliche enormi quantità di denaro per
favorire i monopoli capitalisti, le banche, si accresce costantemente la disoccupazione, i salari e le pensioni
vengono ridotti, i servizi sociali smantellati, e perciò i lavoratori cadono nella miseria e nella
fame. L'offensiva dei capitalisti va assumendo man mano forme sempre più acute, la borghesia e suoi
governi lanciano l'attacco a tutte le conquiste politiche ed economiche ottenute a prezzo di dure lotte.
Il fascismo fa passi avanti in diversi paesi, fomentato dai gruppi più reazionari del capitale finanziario.
Nuove guerre di rapina si preparano.
Questa situazione mette in luce l'inconciliabilità degli interessi fra proletari e borghesi e pone la
classe operaia e i lavoratori di fronte al bisogno urgente di realizzare il fronte unico di lotta contro l'offensiva
capitalista, la reazione politica e le aggressioni imperialiste.
L'ostacolo principale che oggi si frappone alla costruzione del fronte unico è la politica di collaborazione
di classe seguita dai partiti socialdemocratici e dai sindacati gialli, veri e propri puntelli sociali
della borghesia. Costoro riproponendo alle masse un “riformismo” messo ormai fuori uso dalle leggi
inesorabili del capitalismo, frenano e dividono il movimento operaio e sindacale, lo deviano verso il
cretinismo parlamentare e aprono le porte alla forze reazionarie.
Per rimuovere questo ostacolo, per lottare efficacemente, occorre che i lavoratori si uniscano per
difendere in modo intransigente i propri interessi economici e politici, avanzando un programma
concreto di azione contro la borghesia: contro i licenziamenti, la diminuzione del salario, i tagli alla
spesa sociale, per riversare sui padroni, sui ricchi, sui parassiti le conseguenze della crisi,
intensificando nelle fabbriche, nelle campagne, nelle strade, la lotta contro l'offensiva capitalista,
organizzando così una larga controffensiva internazionale, affinché non siano i proletari e i popoli ad
essere sacrificati ma gli interessi economici dei capitalisti!
Allo stesso tempo è necessario che ai comunisti e ai rivoluzionari si uniscano tutte le forze realmente
democratiche, progressiste, di sinistra, per dare impulso alla lotta antimperialista e antifascista, per favorire
la tendenza al cambiamento che si sviluppa nel mondo, particolarmente in America Latina e in
Asia, per sviluppare la solidarietà tra i popoli.
I partiti e le organizzazioni della C.I.P.O.M.L., assieme alle forze politiche e sociali che aderiscono al
presente appello, pongono nel modo più risoluto alle masse il problema dell'uscita rivoluzionaria dalla
crisi del capitalismo. Di fronte alle misure adottate dai governi borghesi, di fronte alle illusioni sparse
da coloro che si propongono di “regolare” un ordinamento sociale in decomposizione, noi comunisti affermano
che i mali dell'imperialismo non sono curabili, che la sola via di uscita dalla crisi generale del
capitalismo è il socialismo proletario, la società pianificata dei produttori.
A questo scopo, mentre prendiamo parte e sosteniamo le lotte che sotto i colpi della crisi si vanno
sviluppando con forme sempre più acute, mentre cooperiamo alla loro organizzazione indicando che i
lavoratori devono rifiutarsi di sopportare le conseguenze della crisi, diciamo che la situazione diverrà
ancora più grave se il proletariato e i popoli non riusciranno a raccogliere tutte le loro forze per rispondere
all'attacco e lottare per l'abbattimento della dittatura delle classi sfruttatrici, per un nuovo e
superiore ordinamento sociale.
Venti anni dopo la caduta del muro di Berlino la rivoluzione socialista si presenta ancora una volta
come una questione posta e da risolvere attraverso il rafforzamento e la costruzione di forti partiti comunisti
che alzino la bandiera del marxismo-leninismo, la bandiera dell'Ottobre sovietico, la bandiera
della rivoluzione proletaria mondiale!
Ottobre 2009
Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)

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