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Il vero volto della Croce Rossa

Monza, 16 maggio. Un gruppo di compagni e compagne del Comitato Antirazzista di Milano stanno volantinando a una festa della Croce rossa, per denunciare il vero volto dei crocerossini “aguzzini nei moderni lager” (questo il testo dello striscione esposto), quando all’improvviso vengono raggiunti e aggrediti dalla Polizia municipale monzese. Intervenendo durissimamente come vera e propria squadraccia, con una violenza talmente inaudita da provocare lo schieramento dei passanti contro la sbirraglia locale, i vigili sono passati dall’identificazione alla violenza aperta contro il presidio fino al fermo di quattro compagni, che sono stati pestati, portati in Questura e rilasciati solo dopo qualche ora con una denuncia per resistenza aggravata e lesioni.

Ascolta una diretta con una compagna del Comitato antirazzista di Milano: http://www.autistici.org/macerie/?p=15373

Il testo del volantino...

IL VERO VOLTO DELLA CROCE ROSSA

In questi giorni Monza ospita la “ settimana della Croce Rossa Italiana (CRI)”. In tutta la città si stanno
susseguendo iniziative, mostre, banchetti in piazza. I vari volontari e addetti fanno bella mostra di sé
nelle strade pubblicizzando il “fondamentale” ruolo all'interno di questa società. Ruolo che però, a
discapito di quanto si possa pensare, è tutt'altro che neutrale e votato alla difesa della salute e delle
persone.

Innanzitutto la CRI è un corpo militare, sempre presente sugli scenari di guerra al seguito degli eserciti.
Per conto di coloro che le guerre le creano e le vogliono, gestisce il problema dei sopravvissuti, dei
profughi e dei disperati che ogni conflitto porta con sé. Il soldato che lancia bombe al fosforo su
popolazioni inermi e la crocerossina pronte a curarle sono due aspetti dello stesso identico ruolo; la loro
formazione altamente militarizzata dimostra come tra soldato e crocerossina la differenza stia solo
nell'uniforme. Lungi dall'essere strumento neutrale volto alla cura senza distinzione, è al contrario al
soldo dei più forti, dello Stato, nei fatti collaborando al mantenimento dello stato di cose presente.

In Italia per esempio la CRI gestisce i moderni lager per gli immigrati senza permesso di soggiorno, quelli
che un tempo erano i CPT (Centri di Permanenza Temporanea) e che oggi hanno cambiato nome in
CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione): diversi nel nome, ma identici nella funzione.

Durante le recenti proteste che hanno infiammato i CIE, la Croce Rossa ha gestito in modo disumano e
crudele la situazione, svolgendo un vero e proprio lavoro da gendarme, al fianco di soldati e polizia.

Proprio qualche mese fa, nel CIE di Milano, dopo che i reclusi avevano iniziato una protesta contro le
disumane condizioni detentive e dopo i violenti pestaggi avvenuti all'interno delle camerate, i gendarmi
della CRI hanno deciso di non dare da mangiare per punire i ribelli, affermando che “così almeno ci
pensate due volte a fare casino”.

Come si fa ad affermare di essere al servizio delle persone quando, dopo aver medicato una vittima delle
bastonate della polizia, si omette di denunciare pubblicamente chi ha compiuto tale atto, facendosi così
suo collaboratore? Alleviare le sofferenze non vuol dire semplicemente medicare in fretta e furia un
immigrato che, per evitare l’espulsione giunge a compiere atti di autolesionismo senza preoccupasi delle
ragioni che lo hanno spinto a quel gesto. Come si fa a farsi passare per “brave persone” quando si
imbottiscono i pasti dei detenuti con tranquillanti per tenerli buoni (pratica ordinaria in ogni lager di
Stato)?

Infine, in questi giorni, la CRI rifiuta di prestare assistenza medica a un prigioniero del Cie di Milano,
con una sospetta tubercolosi. Il prigioniero ha iniziato uno sciopero della fame, che si sta estendendo,
anche in relazione ai pestaggi nel Cie di Bologna e al suicidio di una detenuta del Cie di Roma.

La croce rossa ha scelto: essere aguzzini dei nuovi lager.

Monza 16 maggio 2009.

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