Conclusioni e riflessioni sulla crisi del 2007
Riparte quindi gradualmente il lavoro, con qualche caso residuo di malori, seppure in misura molto limitata e che viene attribuito ai rimedi temporanei. nello specifico un sifone chiuso male.
Sul Corriere Romagna del 23 luglio 2007, il responsabile del dipartimento di Sanità Pubblica, dott. Luigi Salizzato, commentando l’intera vicenda critica l’operato della ditta sostenendo che sia mancata una continua informazione e un pieno coinvolgimento, da parte di Amadori, dei dipendenti nel sistema di sicurezza. Si rileva questo come punto debole dell’azienda. « Perciò si sono decise un paio di misure, che vanno anche al di là della specifica emergenza malori. Periodicamente dovranno essere affissi nelle bacheche aziendali fogli informativi, rivolti al personale, con un obiettivo: comunicare, passo dopo passo, cosa sta emergendo dai vari accertamenti e cosa si sta facendo per superare i problemi. Non dovranno però essere - segnala Salizzato - comunicazioni generiche né troppo complicate da essere difficilmente comprensibili per tutti. Il compito di fornire queste informazioni in un modo e con un linguaggio fruibili anche ai profani spetterà al servizio di protezione aziendale interno alla ditta.»
Riguardo questa prescrizione, secondo il parere di un lavoratore, in un primo momento un tentativo di informare i dipendenti è stato fatto. Chi mi parla si ricorda di un foglio distribuito con le informazioni precedenti, ma in seguito non c’è stato più niente di concreto sull’informazione, tranne i proclami del Sindaco sui detersivi sia alla riunione di Giugno sia alla commissione consigliare. E nemmeno dall’azienda è più venuto gran ché. Sempre sul Corriere, di qualche giorno prima (19 Luglio) lo stesso Salizzato parlando dell’inadeguatezza fognaria (che l’USL aveva segnalato all’azienda nell’estate 2005), afferma che l’impianto è relativamente più vecchio rispetto agli stabilimenti costruiti in superficie. Ciò significa che negl’anni Amadori ha espanso/modificato i propri spazi senza un conseguente sviluppo delle fognature. Il consigliere Davide Fabbri accusa pubblicamente USL e amministrazione pubblica, di leggerezza nel concedere i permessi ad Amadori. Come è possibile che siano stati rilasciati i nulla osta per i lavori senza pretendere una corretta implementazione degli scarichi vecchi di 30 anni (Corriere 20 luglio 2007)? Dall’USL reagiscono seccati. Salizzato difende l’operato dei tecnici e illustra i limiti di intervento dell’azienda sanitaria, che si esauriscono nel controllare la conformità dei progetti presentati alle norme di legge: nel caso specifico la presenza di idonei sistemi di smaltimento delle acque nere. In seconda battuta il compito del Dipartimento di sanità pubblica, assieme all’Arpa, è la verifica della progettazione dell’impianto fognario e il suo collegamento al depuratore. «Non rientra invece nella valutazione, perché non di competenza, l’esame degli impianti dal punto di vista delle buone regole di costruzione, tra cui le pendenze, gli sfiati, i pozzetti di ispezione, che sono tra le problematiche strutturali da approfondire negli stabilimenti Amadori. Le buone regole di costruzione sono di competenza di chi progetta ed esegue i lavori, mentre sono di competenza del datore di lavoro la valutazione dei rischi e la predisposizione di un piano per la sicurezza, di cui i nostri operatori valutano l’adeguatezza » (Corriere Romagna 21/07/07) In sostanza Salizzato sembra lavarsi le mani, dicendo che il suo compito non è verificare sul campo e poi dare l’idoneità, ma limitarsi ad un buon progetto e a constatare che sia stato eseguito. Se bene o male, non gli compete.
Questa affermazione è ambigua e svia la direzione del discorso. Ciò che Fabbri rimprovera non riguarda la bontà dei progetti e della realizzazione degli impianti dei nuovi reparti. E’ la mancata prescrizione di rinnovamento totale della piattaforma fognaria su cui quegli interventi andavano a inserirsi. Per intenderci: la condotta finale in cui gli scarichi di tutto lo stabilimento si vanno ad inserire è sempre la medesima ma il carico che deve sopportare è aumentato a dismisura, saturandola.
Se la responsabilità va attribuita al progettista e del collaudatore, che non hanno calcolato questa incidenza, ciò non esime l’Azienda Sanitaria da una dose di colpa o di leggerezza. Nell’approvare i progetti avrebbe dovuto calcolare l’apporto di liquami derivanti dalle nuove strutture sulla vecchia conduttura, e rendersi conto che c’era un potenziale problema igienico – sanitario esplosivo.
Sarebbe anche interessante sapere, documenti alla mano, cosa abbiano comportato i lavori attuati da Amadori nei sei mesi che vanno da agosto a dicembre 2007, costati intorno ai 100.000 euro. Dire che è stato rifatto/sistemato l’impianto fognario è molto generico. Si è operato un intervento su tutto il sito, vecchio e nuovo? L’impianto fognario è stato rifatto completamente in 6 mesi, mantenendo il sito produttivo durante i lavori di sbancamento? Se si, complimenti. Purtroppo i quotidiani non danno in merito le risposte esaustive che servirebbero a fugare dubbi e perplessità.
A latere di questa vicenda Amadori si rifiuta anche di accogliere le richieste che pubblicamente i sindacati avanzano, perché si faccia carico delle spese per gli accertamenti medici di tutti i dipendenti coinvolti dai malori, visto che la responsabilità delle cause investe la ditta. Se la cava dicendo di non aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale e di non poter prendere in considerazione dichiarazioni rilasciate ai giornali dai sindacalisti o pronunciate a margine di conferenze stampa. Anche la richiesta di anticipare l’indennizzo che spetta in caso di infortunio sul lavoro, ma che arriva di solito qualche mese dopo il riconoscimento, è respinta.
La vicenda sembra, nel bene e nel male, definitivamente conclusa. Il bilancio è di 170 lavoratori che hanno accusato malori da marzo a luglio 2007. Alcuni in maniera così seria da dover ricorrere al pronto soccorso. 1500 su 2000 le operaie e gli operai rimasti a casa nel periodo di chiusura, la gran parte avventizi e quindi senza cassa integrazione e senza stipendio per il periodo di ferma. Per bocca di Flavio Amadori si apprende invece che il blocco non ha causato ripercussioni sulla produttività, perché l’azienda ha spostato altrove le lavorazioni, in stabilimenti di proprietà, stimando un rallentamento non superiore al 10 %.
Continua auspicando una ripresa della piena produzione quanto prima poiché il mercato tira e le vendite vanno bene. Affermazioni vergognose se si pensa ai dipendenti verso cui la ditta non dimostra altrettanto entusiasmo nell’assunzione di responsabilità.
Nel 2007 risulterà che diverse donne non sono riuscite a completare le 151 giornate, per cause connesse ai malori. I sindacati conteggiano la perdita individuale per queste lavoratrici in termini di mancato lavoro, mancato ottenimento della disoccupazione, spese mediche sostenute, presentando il conto ad Amadori. In media la cifra si aggira sui 5000 euro a persona, secondo il parere di Anna. Amadori trattando con i sindacati rifiuta di assumersi la responsabilità di queste perdite e offre un 30% dell’importo calcolato, come compensazione. Alcune accettano. Molte la considerano invece una presa in giro e rifiutano, determinate ad ottenere il pieno rispetto dei propri diritti. Chi accetta si vede presentare un foglio da firmare in cui sottoscrivere un accordo con la ditta dove si garantisce che non si avanzeranno rivalse per i restanti soldi non ottenuti né per eventuali danni alla salute derivanti dalla vicenda.
Tra chi non firma è forte la paura che questo accordo si stabilizzi, e divenga un grosso ostacolo all’ottenimento di una piena soddisfazione, restando l’unica opzione al non ottenimento del rimborso.
Per finire una nota umoristica: Amadori concorda con i sindacati un tetto minimo di contratti a tempo indeterminato. Non dovranno scendere sotto il numero di dipendenti fissi registrato in quel momento in azienda: 390 persone su oltre 2000 dipendenti. I sindacati sbandierano la concessione come un grande successo.






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