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Cronistoria dei malori Anno 2007

Nel marzo del 2007 si verificano strani casi di malori tra i dipendenti dello stabilimento a San Vittore. Intorno all’8 del mese, in soli 3 giorni, finiscono all’ospedale 5 persone mentre altre accusano malesseri di minore entità. Tutto ciò avviene nel reparto del taglio tacchini. I controlli subito effettuati, in primo luogo dai laboratori analisi della ditta, danno dopo alcuni giorni un responso negativo: non sono state rilevate tracce di sostanze inquinanti nei locali. Anche le analisi “a risultato immediato”, condotte sempre dalla ditta assieme ai vigili del fuoco, non riscontrano criticità.
Sul posto indagano anche i tecnici di Medicina del Lavoro e Servizio Veterinario dell’AUSL.
I giorni seguenti viene ridotto di intensità il lavoro nel reparto incriminato durante la fascia mattutina, il periodo della giornata in cui si erano verificati i malori.
Da una conversazione con un’operaia apprendiamo che il “taglio tacchini” è un reparto da poco rinnovato, ampliato e ristrutturato tra il 2005 e il 2006 circa. Vi è stata installata una catena automatizzata per il taglio coscia-anca e ala. In precedenza il medesimo lavoro era condotto con mazzette e coltelli mentre ora manualmente si effettuano solo scarti e impacchettamenti. Interpellata sull’aumento del carico di lavoro con il passaggio dalla catena manuale all’automatismo, la signora (da ora in poi Anna) riflette un attimo e racconta come i ritmi siano aumentati di botto con l’implementazione tecnologica, per rimanere in seguito sempre a quel livello di accelerazione in postazioni di lavoro che, aggiunge, sono anche poco comode. Riguardo all’aumento della produzione di tacchino, lo stesso Amadori stima intorno al 2007 un incremento del 30%.
Anche l’uccisione dell’animale ha subito uno scatto di automatismo. Dallo stordimento con scossa elettrica si è passati gia da tempo a una sorta di camera a gas in cui il pollo viene stordito, per essere poi terminato da una sorta di lama elettrica. Come ogni apparecchiatura queste macchine sono vendute dalla casa madre con specifici limiti e ottimizzate in funzione di essi. A San Vittore, secondo i timori espressi dai dipendenti nell’assemblea di giugno 2008, queste macchine sono state modificate. Inizialmente il gas saliva gradualmente dal basso verso l’alto, stordendo l’animale un po’ per volta. In seguito ai cambiamenti le macchine dovrebbero spararlo direttamente ad altezza della testa del tacchino.
Tornando ai malori, le prime indagini vengono condotte sulla struttura del reparto. Si cerca la presenza di tracce chimiche nocive. Dopo l’esito negativo partono immediatamente i controlli sulla salubrità dell’aria. Intanto la sintomatologia presentata dai dipendenti ricorsi alla cure mediche viene definita “aspecifica” e nel loro sangue non si rinvengono presenze di agenti inquinanti. I sintomi in generale sono forti nausee e bruciori agli occhi.
Non si capisce cosa stia succedendo. Anna racconta di colleghe a cui manca l’aria, di perdite di equilibrio e irritazioni alle vie respiratorie. Ci dice anche che gli odori nauseanti si erano sentiti più forti in certe zone del reparto, prevalentemente al centro del medesimo. La stampa si interroga sul caso misterioso e qualcuno parla anche di suggestione. Ma col passare dei giorni i dipendenti continuano a star male. Una delle ipotesi affrontate riguarda la possibilità di sostanze irritanti contenute nei detersivi. L’uso di alcuni di essi (quelli più forti), viene immediatamente sospeso senza che la situazione migliori.
Il caso sbarca in consiglio comunale con un odg del consigliere dei Verdi, Davide Fabbri. Passano tre mesi senza che i casi cessino. I dipendenti e i sindacati indicono una giornata di sciopero il 16 giugno per protestare contro la situazione e gli RSU denunciano il mancato cambio dei filtri nei condizionatori, che risultano intasati, e la scarsa pulizia delle fognature dove stazionano liquami e scarti della macellazione in putrescenza. L’ambiente di lavoro, per legge, deve essere a tenuta stagna. L’aria è condizionata per evitare la contaminazione dei prodotti con agenti esterni.
Le richieste di chiusura del reparto taglio tacchini per permettere i lavori di pulizia del sistema fognario, dopo i malori del 5 giugno, sono respinte dall’azienda che sceglie di far eseguire i lavori la notte, a stabilimento fermo. Ciò significa che di giorno gli operai continuano a lavorare in quel reparto. I sindacati bollano la decisione come un grosso esempio di leggerezza in tema di tutela della salute dei lavoratori. Vomito, svenimenti, nausee, bruciori agli occhi e alla pelle sono ormai molto frequenti.
Vengono a galla tutte le problematiche interne all’azienda. In primo luogo questa, dovuta a un impianto fognario inadeguato, vecchio, e l’aumento dei ritmi di lavoro come gia accennato.
Oltre a comportare un maggiore stress fisico per i dipendenti, l’aumento dei carichi significa più animali macellati, più scarti, più lavorazioni con detersivi e disinfettanti in una struttura progettata per una minore mole produttiva. Altro problema che scaturisce è il difficile rapporto dei dipendenti con i capi reparto. Si denuncia una situazione al limite del mobbing, con l’aumento delle contestazioni ai dipendenti per motivi risibili e pressioni psicologiche. Alcuni di loro, intanto, dopo i malori si sottopongono alle analisi del sangue. Ad una donna vengono riscontrate tracce di bromo e alcol isopropilico. Quest’ultima sostanza, considerata non cancerogena, è spesso usata per sgrassare gli ambienti (Corriere Romagna, 17/06/07).
A seguito dello sciopero il direttore generale dello stabilimento, Flavio Amadori, attacca i sindacati tacciandoli di inadeguatezza. Questi replicano accusando come negli ultimi anni gli interlocutori della ditta ai tavoli di discussione siano stati cambiati unilateralmente più volte, rendendo impossibile imbastire un dialogo continuativo e proficuo con l’azienda. Uguale rilievo avanza la Medicina del Lavoro, che lamenta la difficoltà a discutere e lavorare sulla sicurezza in queste condizioni (Corriere Romagna 19/06/07). Mentre i quotidiani assicurano che per i prodotti non c’è alcun rischio di contaminazione, i casi di malori (tra cui uno da pronto soccorso) si sgranano lungo giugno, costringendo suo malgrado la ditta a una chiusura temporanea del reparto tacchini. Si tratta di una misura che investe circa 80-100 dipendenti per turno.
Amadori assume l’Istituto Scientifico Maugeri di Pavia, uno dei più all’avanguardia in Italia, per ulteriori indagini sulla qualità dell’aria. La produzione del tacchino viene temporaneamente spostata a Siena, dove Amadori possiede un altro macello. Alcune decine di lavoratrici e lavoratori vengono anch’esse/i volontariamente trasferite/i in Toscana. Subito dopo quel periodo ci fu una polemica riguardo la trasferta, ai lavoratori vennero forniti vitto e alloggio senza alcun aumento salariale per la trasferta durata anche 15gg. A riguardo sarebbe interessante sapere dai sindacati se sia stata effettuata una contrattazione e se i dipendenti abbiano ottenuto in seguito una maggiorazione dello stipendio.
I macchinari dello stabilimento Cesenate sono smontati e installati nel reparto polli e prodotti speciali per far continuare la produzione, in piccola parte, anche a Cesena.
I sindacati chiedono la cassa integrazione per i lavoratori rimasti a casa, ma non viene concessa. L’INPS impone di utilizzare prima le ferie residue e di spostare i dipendenti fissi in altri reparti.
La ditta parla ancora di suggestioni, ma vomito, tosse e irritazioni ben difficilmente sono assimilabili a forme di malessere autoindotto. I lavoratori si sentono presi in giro dal datore di lavoro.
Intanto, dopo lo spostamento della linea tacchino nel reparto polli (altra zona dello stabile), si verificano ugualmente nuovi malori (ai primissimi di luglio). Questa volta pare sia la carenza di ossigeno nell’aria, dovuto al ricircolo troppo spinto dell’impianto di condizionamento.
Intorno al 10 luglio ben 38 lavoratori si sentono male nel giro di poche ore, con sintomi da sostanze irritative. Questa volta la carenza di ossigeno non ha attinenza. Si tratta di un picco d’intensità mai raggiunto da Marzo, e per di più nel reparto del taglio polli, dove viene temporaneamente bloccata l’attività per i controlli. Non vengono rilevate nell’aria particolari sostanze e il giorno dopo si riapre (mentre il reparto tacchini è ancora chiuso).
Se l’azienda, a fronte dell’emergenza sanitaria, non chiude è soprattutto grazie alla forte volontà dei lavoratori di non restare a casa, per paura di rimanere senza lavoro. Ciò fa comoda ad Amadori che così non rischia di perdere clienti per l’impossibilità di garantire rifornimenti. Il dirigente dell’Ausl di Cesena, il dott. Salizzato, avverte però che in caso si ripetesse l’ondata di malori l’azienda andrà chiusa immediatamente per approfondite indagini sanitarie. Viene confermata l’idoneità dello stabilimento ad ospitare le lavorazioni con alcune eccezioni gia in essere: “sospensione dell’attività nel reparto taglio tacchini [si intende che il reparto deve continuare a restare chiuso. NDR]; non utilizzo dell’anidride carbonica nella sala impasto; sospensione del rendering” (Corriere Romagna 12 e 13 luglio 2007).
Finalmente il 17 luglio con i dati dell’Istituto Maugeri alla mano, si viene a conoscenza con certezza che il problema è causato da un’alta concentrazione di dimetildisolfuro nell’impianto fognario. Il dimetildisolfuro è una sostanza maleodorante che si trova di frequente dove sono presenti discariche o accumuli di rifiuti. E’ impellente necessità ristrutturare le fognature per adeguarle ai carichi di reflui prodotti dallo stabilimento.
Rispetto alle sostanze irritanti sono invece scoperte piccole concentrazioni di acido solfidrico. «Queste sostanze – spiegano gli esperti che si stanno occupando dei malori da Amadori – limitatamente alla breve esposizione, provocano un effetto irritante temporaneo, ma non provocano danni all’organismo. Infatti gli accertamenti medici hanno dato esiti negativi. I fenomeni presentati sono stati definiti “passeggeri” e scompaiono con il trascorrere del tempo, essendosi già risolti nella gran prevalenza dei lavoratori» (Corriere Romagna 17/07/07).
In fine viene appurato che la rottura di una conduttura aveva causato la dispersione di liquami nel sottosuolo, dove si erano innescati processi di fermentazione, portando all’uscita intermittente di gas dai pozzetti posti sul pavimento, per ragioni di pressione. Nell’immediato si progetta di costruire appositi sfiatatoi temporanei, soluzione subito approvata dall’AUSL con riserva: questo palliativo va bene ma dovrà essere velocemente integrato da un intervento strutturale definitivo. Presentazione del progetto prevista per metà agosto 2007.
Amadori si dice disponibile (e ci mancherebbe!) a sostenere quegli investimenti ritenuti necessari per superare il problema. Intanto, scoperta la causa (ma non ancora eliminata) riapre il taglio tacchini, con un unico turno pomeridiano. Si ricomincia a usare la CO2 nella lavorazione degli impasti e riparte anche il rendering, con controlli al sistema fognario per evitare intossicazioni.
E’ inoltre gia attiva una misura sul riciclo dell’aria troppo spinto, che provocava la carenza di ossigeno. A questo si è rimediato velocemente immettendo una dose maggiore di aria dall’esterno. Sembra finita ma il 18 luglio altri dipendenti si sentono male e devono ricorrere al pronto soccorso. Nel pomeriggio Salizzato, tenendo fede alla sua parola, sospende l’attività nei reparti incriminati. « Braccia incrociate, dunque, al taglio polli, taglio tacchini, macello polli, prodotti speciali e tutti i reparti della produzione che rappresentano 1.500 lavoratori, di cui circa 1.100 stagionali. Su un totale di 2.000 in via Del Rio. Sono escluse dalla chiusura la produzione di wurstel, il comparto spedizioni, i meccanici, il settore pulizie e sanificazioni, e gli impiegati del’ufficio amministrativo-commerciale» (Corriere di Cesena 19/07/07). Salizzato chiede la presentazione di un piano per la gestione dell’emergenza alla ditta, che dovrà illustrare cosa intende fare per la soluzione temporanea delle fuoriuscite di gas, indi applicarlo e presentare un secondo piano per la soluzione definitiva e strutturale del problema.
Riguardo i rimedi immediati si opta per dei sifoni migliori, onde prevenire lo sbocco dei gas. Poi si provvederà al rifacimento totale dell’impianto fognario in quei reparti dove si è presentato il problema. L’Ausl da il via libera dopo aver approvato con qualche modifica il piano di emergenza presentato da Amadori. E lunedì 23 finalmente ripartono gradualmente le lavorazioni: sia il taglio polli che il taglio tacchini.

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