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dopo italo arrivano le arci-sceriffe

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ç

da http://haidefix-astrid.spaces.live.com/recent/

La verità sull'arresto al Bologna Pride di Graziella Bertozzo
Dato che su internet compaiono numerevoli copia-incolla del comunicato di facciamo breccia con la LORO versione dei fatti di quanto avvenuto sotto al palco il 28 giugno al Bologna Pride, come se fosse verità certa e provata, racconto anch'io com'è andata...e racconterò la verità.
Facciamo Breccia inizialmente faceva parte del comitato organizzativo del pride, dal quale si è tirato fuori poco dopo di sua spontanea volontà per suppongo "incongruenze" con il loro modo di concepire la giornata del 28 giugno, dunque la pretesa avanzata di salire sul palco ad appendere il loro striscione quando a NESSUNO è stato concesso, era assurda e immotivata dato che non avevano aderito all'organizzazione.
Arrivati dalle transenne, Bertozzo e amico hanno chiesto d'entrare. Non essendo loro muniti di pass, e dunque NON autorizzati a entrare in quella zona, hanno richiesto di poter parlare con Porpora che sicuramente a detta loro, li avrebbe fatti entrare. Una volontaria è andata a chiamare Porpora che dopo aver parlato con i due, non ha autorizzato l'entrata, anche perchè non cen'era motivo.
Dopo alcuni minuti Bertozzo e amico scavalcano e vengono subito fermati da me e altri due volontari. Il ragazzo stava semplicemente al di là delle transenne con il famoso striscione d'appendere, mentre la Bertozzo ha iniziato a spingere di forza puntando con i piedi e gettandosi adosso a noi di schiena (ecco perchè è caduta...!). Chiedo più volte al suo amico rimasto fermo a guardare di aiutarci a farla tornare al di là del recinto, ma lui rimane a guardarmi ridendo e ripetendo che vogliono solo appendere uno striscione. La situazione richiede l'intervento di un'altro volontario. In quattro invitiamo i due ad uscire mentre la Bertozzo continua a spingere. Informiamo dunque entrambi che avremmo fatto intervenire la polizia se non se ne fossero andati e a queste parole la donna ripete " si dai fatemi arrestare! " continuando a dimenarsi e a spingere. Chiediamo l'intervento dei poliziotti che inizialmente cercano semplicemente di "contenere" la Bertozzo con scarsi risultati e alla fine la portano via.
Da quel momento lei diventa una martire e noi i suoi tremendi aguzzini.

Questo è quanto accaduto.

"tu non sai chi è lei!", "non sai cosa hai fatto!", "Sei una violenta!".
NO non sapevo chi fosse, ma fosse stata mia madre in persona, senza il pass non le avrei mai permesso di salire sul palco. Eravamo 200000, se tutti avessero voluto salire sul palco e dire la loro come sarebbe andata?
So perfettamente quello che ho fatto e LO RIFAREI, oggi, domani, migliaia di volte assolutamente senza pentirmene.
E no, non sono una violenta...tentare di spingere fuori una che spinge te che hai il dovere di non far entrare nessuno, non significa essere violenti ma responsabili.

Tralascio gli insulti vari, le sberle volate adosso al segretario arcigay e la stupidità disarmante di alcuni presenti, sperando di aver dato un quadro più chiaro della situazione.
Prima di esprimere giudizi, è sempre il caso di sentire tutte le campane. Facciamo Breccia ha detto la sua. Una Volontaria anche.

Con affetto, una delle volontarie autrici dell'arresto di Graziella Bertozzo.

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complimenti!

certo, ai miei tempi quando c'era un bel regime militare dormivamo sonni tranquilli e lasciavamo la porta di casa aperta

non ho altre parole che ironia per commentare
pazzesco!

Però gli sbirri no

Vabbeh, indipendentemente dai vostri scazzi, gli sbirri si devono lasciare fuori da queste vicende.
punto.
se avete sufficienti ragioni per farlo, alla tipa le date un ceffoni fatti bene e le passa la voglia di fare la stupida (ammesso che sia andata così)
perchè un arresto ed un intervento della polizia in un contesto del genere, no, proprio non ci sta

no cops

INFAME!

Ma come stai scrivi anche su indymedia per rivendicarti la tua infamata?
Sei solo un infame!

Innanzitutto non trovo per

Innanzitutto non trovo per nulla libertario e coerente con pretesi disegni di emancipazione che a partecipanti di una manifestazione venga interdetto il palco. Non comprendo come ci si possa proporre contro le discriminazioni esistenti se poi a sua volta ci si rende partecipi di meccanismi selettivi e di filtro in quella che dovrebbe essere una libera dialettica di "movimento".
Ma soprattutto penso sia inaccettabile e riprovevole ricorrere all'intervento delle forze del dis-ordine dimostrando così il proprio essere succubi, e per nulla autonomi, a quello stesso "mostro" che in altre occasioni si denuncia essere ente oppressivo della proprio sessualità.

Disprezzo per voi!

mi ricordi Eichmann, tu come

mi ricordi Eichmann, tu come lui parli di "Obbedire agli ordini".
la "banalità del male"

Aprite gli occhi.

A conclusione di un Pride straordinario e partecipato oltre ogni aspettativa, durante gli interventi alla fine del corteo, è successo ciò che non ci saremmo mai aspettati di vedere in quella che è sempre stata una manifestazione pacifica e rispettosa a partire da noi stessi e dalle relazioni interne tra chi il Pride lo costruisce e lo vive.

Graziella Bertozzo, militante del movimento LGBT, e appartenente alla rete Facciamo Breccia, dopo avere chiesto in prima battuta il "permesso" di esibire uno striscione recante la sigla Facciamo Breccia, durante il discorso di Porpora Marcasciano, non ai rappresentanti del Comitato organizzatore, ma a Porpora Marcasciano stessa che glielo ha negato, ha ripetutamente tentato di accedere al palco senza averne titolarità, lei, come tanti altri militanti ed esponenti di associazioni, che infatti sul palco non c'erano nè hanno chiesto di accedervi. In seguito al rifiuto delle giovani volontarie che stavano gestendo gli ingressi, ha assunto atteggiamenti pesantemente offensivi e fisicamente violenti, supportata da altri componenti di Facciamo Breccia.

L'improvvisa e incomprensibile violenza, tanto più incomprensibile perché espressa da una lesbica all'interno di un contesto pacifico come il Pride, ha fatto precipitare la situazione, rendendola ingestibile e costringendo una delle volontarie a richiedere il supporto delle forze dell'ordine. Secondo quanto raccontato da testimoni oculari, l'arrivo della polizia ha reso la Bertozzo ancora più aggressiva e violenta determinando il suo fermo da parte della polizia appunto e il trasferimento in questura.

Il Comitato Pride ha dato notizia di questo fermo dal palco invitando la questura a un rilascio immediato della Bertozzo. Poco dopo, il presidente del Comitato Pride, e una dei tre portavoce, sono stati in Questura per cercare di facilitare il rilascio, attendendo l'uscita della Bertozzo avvenuta circa tre ore dopo.

In questi due giorni il Comitato ha ascoltato alcuni diretti interessati, testimoni oculari del fatto. Il dato che emerge con più forza è la carica di aggressività perpetrata da una militante storica e da altri esponenti di Facciamo Breccia nei confronti delle giovani volontarie, coperte di insulti e sedicenti accuse di atteggiamento fascista, proprio da chi stava compiendo una vera e propria azione di sopraffazione.

L'intenzione della Bertozzo era probabilmente di raggiungere altri attivisti di Facciamo Breccia che erano riusciti a intrufolarsi e che, durante l'intervento di Porpora Marcasciano in rappresentanza del MIT, reggevano un loro striscione sul palco.

La Rete Facciamo Breccia non ha né aderito al Pride Nazionale 2008, né partecipato alla sua definizione politica e alla sua organizzazione, né lo ha sostenuto attivamente. Gli organizzatori hanno cercato di coinvolgere Facciamo Breccia nell'elaborazione del documento politico di questo Pride nazionale accogliendo anche alcune istanze poste durante l'ultima assemblea del movimento LGBT da diverse soggettività che fanno parte anche della Rete e che dopo averle poste in quella sede si sono rifiutate di collaborare direttamente alla loro integrazione, come gli era stato proposto. Ci è risultata incomprensibile la mancata chiara adesione di Facciamo Breccia al Pride Nazionale, sostituita a due ore dal termine ultimo della chiusura delle adesioni da una lettera che si limitava a comunicare la partecipazione al corteo, peraltro già nota al Comitato Pride in virtù della presenza del loro carro.

Quello striscione non era previsto, nel senso che nessuno degli organizzatori sapeva che sarebbe apparso: Facciamo Breccia ha scelto di non aderire, ma ha voluto "parlare" dal palco comunque senza condividere questa "scelta" con nessuno degli organizzatori o dei responsabili politici. Scelta per noi assolutamente incoerente, irrispettosa e prevaricante.

Siamo certi che entrambe le situazioni avrebbero potuto essere discusse e risolte con modalità diverse, senza arrivare nè al coinvolgimento delle forze dell'ordine, nè alla "presa" simbolica del palco, quasi si trattasse di un luogo del potere istituzionalizzato da contrastare e conquistare, mentre eravamo semplicemente noi, pezzi del movimento LGBT.

Il comunicato scritto da Facciamo Breccia strumentalizza consapevolmente l'accaduto assegnando ruoli di vittime e carnefici del tutto aleatori.
E' falso parlare di polizia sul palco: non c'era, ma era presente nel backstage, che era un'area estesa del Parco della Montagnola, controllato su responsabilità della Questura.
E' vergognoso attribuire a una volontaria intenti repressivi di qualunque natura: i volontari e le volontarie hanno lavorato duramente per quasi un anno con l'unico scopo di contribuire in prima persona alla riuscita del Pride avvicinandosi alla militanza attiva LGBT.
E' disonesto intellettualmente focalizzarsi sulle presunte logiche securitarie che avrebbero animato il Comitato Pride, sviando l'attenzione da quello che è il vero problema, e che in questa occasione è emerso in tutta la sua drammaticità: la mancanza di rispetto da parte di Facciamo Breccia nei confronti di chi, all'interno del movimento LGBT, ha altre pratiche politiche e altri modi di agire.

Ringraziamo tutte e tutti coloro che hanno partecipato al Pride in modo pacifico e non violento, contribuendo al suo straordinario successo.

Direttivo Comitato Bologna Pride
Paola Brandolini
Lorenzo "Q" Griffi
Flavia Madaschi
Elisa Manici
Flavio Romani
Emiliano Zaino

certo che a bologna

Tra cofferatti, CRASH e le Arci-sbirre siete proprio alla frutta.
Mo adesso pure esporre uno striscione è un atto violento ??
FUORI GLI SBIRRI DAL MOVIMENTO

più vi giustificate più peggiorate

avete omesso che alcune realtà importanti del movimento ritenevano fondamentale criticare e allarmare rispetto alla ingerenza clericale e alle evidenti derive autoritarie fascistoidi dell'attuale realtà italiota...per questo non è stato condiviso il documento unitario del pride 2008, perchè non chiariva e ometteva queste riflessioni.

a me e al mio compagno (senza tessere) sarebbe piaciuto che Graziella non solo esponesse lo striscione in onore della conquista del Cassero nel 1983 indietro non si torna, ma addirittura ascoltare un intervento dei collettivi novat. anche se non previsto....che scuse assurde...
INOLTRE avremmo gradito poter continuare a festeggiare il nostro orgoglio umano (prima ancora che gay) con gli spezzoni più meticci della manifestazione, coi nostri amici compagni di Atlantide, crash, xm24, tpo, no vat invece

ragioni commerciali hanno sgomberato ben due volte l'amorevole e gratuito tentativo di dance hall di ingresso al party ufficiale. avrebbe attenuato l'impatto tra gay pride e god of metals che piano diabolico del questore? del sindaco? dell'arci gay? aveva deciso di far impattare.
così al porco nord io e i miei amici anzichè una libera festa abbiamo trovato ingresso a 15 euro esaurito (troppo poco capienti gli spazi) ma in compenso una banda di metallari inferociti dalle riduzioni e repressioni del loro festival per fare spazio a quelli del pride.
Nella landa sporca e desolata in cui ci avevano fatti infilare, assistendo a cortei machisti e protofascisti, non riuscendo ad entrare...che schifo, che pericolo...ma cercavano l'incidente?
per chiudere definitivamente la città. ci è davvero sembrato un piano diabolico. perfettamente in linea con le teorie politiche imperanti.
MAI PIU FAREMO UN'ISCRIZIONE ALL'ARCIGAY.