Gli americani sono già dentro al dal molin
dal gazzettino
«Gli americani sono già all'interno del Dal Molin»
La lettera di un dipendente dell'Aeronautica Militare al Gazzettino
denuncia la situazione che si è creata da tempo all'interno dell'area
aeroportuale. «Vanno e vengono tutti i giorni come se di fatto ne
fossero
già i padroni. Ma le conseguenze del piano Costa sono ancora più gravi»
di Pietro Rossi
Gli americani entreranno al Dal Molin ai primi di luglio. Ufficialmente
è
così. Ma in realtà l'esercito Usa è già da mesi all'interno del sito di
via Sant'Antonino. Lo rivela la lettera di un dipendente vicentino
dell'Aeronautica Militare italiana (del quale si conserva l'anonimato
anche
se la lettera è firmata), uno di quei 400, tra civili e militari, (oggi
ne
sono rimasti circa una cinquantina) che lasceranno definitivamente
l'aeroporto a fine mese. La sua testimonianza è un duro atto di accusa
contro le conseguenze del "piano Costa", cioè la costruzione del camp
americano sul lato ovest della pista.
«Non è vero che gli americani entreranno al Dal Molin solo dopo la
costruzione della base», scrive il funzionario, «entreranno dentro nelle
palazzine che l'Aeronautica sarà costretta a lasciare libere in fretta e
furia in particolare in quelle attualmente occupate dal 27° genio
campale». Ed ecco la cronaca di una giornata tipo nel suo luogo di
lavoro
negli ultimi mesi: «Gli americani ormai vanno e vengono dal Dal Molin
tutti i giorni come se di fatto ne fossero già i padroni: entrano nei
nostri uffici; usano perfino le nostre stanze riunioni». Il racconto
continua parlando dei giorni della bonifica sul lato ovest: «Quelli
della
bonifica continuano a trovare bombe e se ne fregano che pochi metri più
in
là c'è il personale dell'Aeronautica che lavora. Le trivelle della
bonifica vanno avanti per almeno 8 ore al giorno con un rumore
assordante».
Ma lo sfogo del dipendente non si ferma qui, anzi tocca dei punti ben
specifici che bisogna leggere considerando che a parlare è uno che al
Dal
Molin ci vive quotidianamente. «Il Sig. Costa aveva dichiarato che
comunque gli Usa avrebbero regalato la bonifica sia a Est che a Ovest e
che
avrebbe fatto vincolare l'area a Est a parco. Non avverrà niente di
tutto
ciò: gli americani hanno già ridotto il contratto ai bonificatori alla
sola zona a Ovest; altro che regalo alla cittadinanza!».
Per quanto riguarda invece il lato Ovest, la prima vittima illustre del
piano Costa è stato il museo dell'Aeronautica militare, smembrato ed
oggi
giacente a pezzi in uno degli hangar dell'aeroporto civile. I prossimi
saranno gli alberi che adornano la zona? Inizialmente dichiarati
protetti
dalla Forestale, che poi ha cambiato idea, i fusti pregiati sarebbero
quasi
mille. «Uno dei pochi veri poli verdi di Vicenza verrà cementificato»,
dice il funzionario, «e i pozzi artesiani, lì esistenti, inquinati».
Circa l'aspetto idrico bisogna aggiungere che ieri, giornata di pioggia,
il
seminterrato della torre si è allagato, segno che la falda acquifera è
talmente alta da arrivare al terreno.
Tornando alla nostra lettera, il j'accuse continua su altri livelli:
dalla
sorte delle infrastrutture del 1936, a quella dell'acquedotto romano che
misteriosamente non si trova più, fino alla rototraslazione della pista.
Chi ci ha scritto non ha dubbi: «La rototraslazione di Costa è
impossibile pena la riduzione drastica della lunghezza della pista e di
conseguenza della sua funzionalità», e il resto «verrà sepolto sotto
una colata d'asfalto». Con questo scenario, il titolo della missiva ci
sta
tutto: "L'ingloriosa fine dell'Aeronautica Militare a Vicenza".




