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Alla Amadori di Cesena, da un anno continui malori dei dipendenti.

Ieri sera si sono riuniti numerosi operai della ditta Amadori di Cesena, in un'assemblea con le segreterie dei sindacati, sindaco e varie personalità. Si sono discusse le soluzioni per uscire dalla situazione emergenziale per la salute dei lavoratori, che si stà verificando da olte un anno nelle strutture Amadori.
Nei reparti del taglio polli e tacchini da lungo tempo gli operai subiscono infatti malori e svenimenti.
La ditta inizialmente accusa i dipendenti di essere dei mitomani per evitare di prendersi carico del problema. Il reiterarsi frequentissimo dei casi di svenimento, vomito, bruciori, macchie sulla pelle, mancanza di ossigeno, persone chiuse d'urgenza in camera iperbarica, hanno costretto la ditta a trattare con i sindacati nel tentativo di individuare le cause del problema. Il primo intervento sulle fognature dell'edificio, giudicate obsolete e inadeguate a sopportare la mole di scarichi, ha fatto pensare a una risoluzione del problema. Ma i malesseri sono continuati. I dipendenti chiedono insistentemente di capire cosa respirano. I medici del lavoro non stanno dando spiegazioni. Ad alcuni viene detto che non hanno nulla mentre poi alle donne incinte viene sconsigliato fortemente di allattare al seno. I danni alla salute sono evidenti. I cicli mestruali che saltano in età ancora fertile, le orticarie improvvise e anomale dopo il lavoro, l'estrema debolezza, la carenza di ossigeno nel sangue.
Amadori risponde lasciando a casa per mesi chi ha accusato i malesseri, con la motivazione di voler tutelarne la salute... paradossale visto che simultaneamente sostiene la salubrità dell'impianto.
Più di 1500 dipendenti sono assunti con contratti stagionali e agricoli, in un settore che non è agricolo ma industriale ed ha lavoro costante tutto l'anno. E' un metodo che garantisce ad Amadori contratti convenienti, facilità di ricambio della manodopera e controllo della medesima, a rischio mobilità. Il lavoro a chiamata viene quindi usato come forma di pressione ed intimidazione.
A molte donne non è stato consentito di raggiungere la soglia di giornate lavorative per ottenere la disoccupazione.
Chi è più colpito guardacaso è chi si lamenta per i malesseri accusati. Spesso la scusa per lasciare a casa la gente è la carenza di lavoro. Equità vorrebbe che quel poco che c'è venisse sfruttato da tutti a rotazione anzichè colpire esclusivamente alcune.

Da marzo 2007 170 persone sono state male. 37 in modo tanto grave da dover ricorrere alle cure del pronto soccorso.
Le cause si ipotizza che siano la presenza di gas nocivi nell'aria, dovuti al cattivo funzionamento dell'impianto di condizionamento (1) e all'attività del rendering (eliminazione degli scarti tramite incenerimento).
Le accuse vanno anche ai ritmi incessanti della catena, cresciuti negl'ultimi anni a dismisura. All'uso esagerato delle macchine( commenti dei dipendenti riportano affermazioni sconcertate dei costruttori sull'uso eccessivo delle apparecchiature), e in definitiva a una mole di produzione che l'impianto non è atto a sostenere.
I rapporti tra gli operai sono drammatici, da guerra tra poveri. Molti non hanno avuto malesseri, confinati in determinati reparti, e molti tacciono per non essere accantonati e lavorare. Alcune donne denunciano la totale mancanza di solidarietà e unità, alimentata dai capi reparto dell'azienda.
Al momento le rappresentanze sindacali, accusate dai dipendenti di non averli tutelati gran chè, hanno concordato con la Amadori il cambio dei prodotti di pulizia utilizzati e lo spegnimento temporaneo del rendering a mò di test.
Anche le autorità, rappresentate dal sindaco di Cesena, si spendono (almeno a parole) per trovare un uscita. Ma l'impressione generale è che gli interessi della ditta siano così importanti che il diritto alla salute per la manodopera degli stabilimenti vada purtroppo conquistato brandello per brandello.

(1) La ditta, per motivi di igene lavora in ambiente chiuso con sola aria condizionata

Autore:
B_C

Amadori:Nessun pericolo

ECO - Amadori:Nessun pericolo per nostri dipendenti, aperti a dialogo

Roma, 9 giu (Velino) - “L'azienda si è attivata in maniera tempestiva per comprendere la natura di questi eventi e proprio sabato scorso si è tenuto un tavolo tecnico con i rappresentanti Ausl, Rls, i rappresentanti sindacali e Medico Competente - Medoc, e la direzione aziendale”. Lo fa sapere al VELINO il gruppo Amadori in seguito a quanto dichiarato dalla Uila riguardo a presunti malori che sarebbero stati accusati dai lavoratori dello stabilimento avicolo di Cesena. “È indispensabile un intervento immediato perché si devono innanzitutto salvaguardare la salute dei lavoratori e la salubrità degli alimenti prodotti”, aveva dichiarato li segretario nazionale della Uila-Uil. Anche perché, secondo la Uila, “le misure fino ad ora adottate non sembrerebbero essere state efficaci per risolvere la situazione”.

Ma la risposta dell’azienda è ferma. In attesa di maggiori certezze. “Al momento i dati rilevati non provano alcuna evidenza di situazioni fuori standard o anomale dello stabilimento rispetto ai valori predefiniti per legge”, spiega. “Lo stabilimento è da sempre controllato dagli Enti esterni preposti (quali Ausl e Arpa), oltre che dall'Ufficio tecnico interno”, insistono da Amadori. E dal momento che siamo un'azienda aperta e controllata ci si sta impegnando, proseguono dal gruppo, anche in questa situazione per comprendere la natura degli episodi sopra citati e attivarsi con soluzioni efficaci. “L'azienda crede fortemente che la sicurezza e il benessere dei propri lavoratori vengano prima di tutto. Rimane la piena disponibilità al dialogo con le parti”.

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=563458

MIZ - Continuano i malori

http://mizcesena.blogspot.com/2008/06/continuano-i-malori-nello-stabilim...
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Continuano i malori nello stabilimanto di Amadori

Ieri sera Giovedì 12 Giugno si è tenuta alla sala MacFruit di Pievesestina di Cesena un incontro fra i lavoratori dello stabilimento Amadori ed i sindacati confederati, alla presenza anche del sindaco Giordano Conti. La situazione è di quelle scottanti che farebbero tremare le ginocchia a qualsiasi amministratore. I malori ai lavoratori dello stabilimento Amadori continuano, una soluzione ancora non la si trova, a tutt'oggi si brancola nel buio.

Malgrado i ripetuti interventi effettuati dall'azienda sul sistema fognario (primo indiziato dei malori dei lavoratori esposti), interventi sul sistema di condizionamento, monitoraggi specifici, non si è ancora capita la causa dei tanti malori che continuano a verificarsi, con sintomi come asfissia, svenimenti, debolezza muscolare, mal di gola, affaticamento dell'apparato respiratorio, forme di asma atipica.

E' evidente che nell'aria che si respira la dentro c'è qualcosa che non va, ma provvedimenti radicali e risolutivi non si vedono ancora all'orizzonte. Quello che è peggio è la denuncia da parte dei lavoratori di continui tentativi di "intimidazione" soprattutto verso i lavoratori stagionali, che se solo "osano" accusare sintomi, essendo stagionali, vengono assai facilmente lasciati a casa per mesi, senza nemmeno il riconoscimento di patologie di tipo professionale, con alta probabilità di non essere reintegrati per evitare problemi all'azienda. Possibile che i lavoratori, da oltre un anno e mezzo, siano sempre fatti passare come mitomani che si fingono ammalati non si capisce poi per ottenere quali benefici, visto che rischiano addirittura di essere lasciati a casa ?

La sostanziale verità emersa durante il contatto fra i lavoratori ed i sindacati è quella di una azienda che, sull'orlo del raggiungimento del miliardo di euro di fatturato, attua una politica produttiva sciagurata spingendo al limite estremo la produzione e la turnazione dei lavoratori, senza investire quanto dovrebbe sull'ampliamento e la bonifica dei locali di lavoro. Oltre 2000 lavoratori, 1700 dei quali mantenuti artificiosamente come stagionali (eppure i polli si mangiano per tutto l'anno), in maniera tale da rimanere sottopagati ed impedire che si coalizzino fra loro in termini di contrasto con l'azienda, rendendo difficile in partenza qualsiasi ipotesi di rivendicazione sindacale.

Macchinari come lo "storditore di polli a CO2" che appaiono essere stati soggetti a modifiche in maniera da accelerare le fasi di macellazione raddoppiandone la portata, migliaia di polli e tacchini all'ora che vengono investiti da potenti getti di CO2 che stordiscono gli animali, uno in fila all'altro, senza soluzione di continuità, prima di essere macellati e lavorati. Ambienti progettati e dimensionati per il livello di produzione di 10 anni fa, con aria forzata, per garantire forse la sicurezza del prodotto da contaminazioni, ma talmente spinta all'estremo da rendere l'atmosfera in alcuni reparti al limite della respirabilità.

Insomma, un inferno dantesco, ove lavoratori sottopagati vorticano di continuo in un costante avvicendamento, seguendo il mantra di chi vuole un solo risultato: "produrre, produrre, produrre". Ancora a quasi due anni di distanza l'Arpa non ha fatto rilievi tecnici, si brancola nel buio spegnendo quello o quell'altro impianto di essiccazione per un tempo sufficiente a stabilire una qualche correlazione, facendo esperimenti sulla pelle dei lavoratori, che intanto continuano periodicamente ad ammalarsi.

Come se ne esce ? Non sarà il caso di porre un freno alla possibilità di quest'impianto di produrre a ritmi così forsennati ? Non sarà il caso di suddividere la produzione fra altri stabilimenti ? Non sarà il caso di regolarizzare finalmente i tanti lavoratori precari che non sanno se da una settimana all'altra saranno lasciati a piedi ?

Questa è l'economia bello, prendere o lasciare, e l'amministrazione lo sa benissimo ma stenta ad intervenire con misure coercitive e radicali, che quella è gente danarosa, che se è il caso di finanziare qualcuno può farlo senza turbare più di tanto il proprio bilancio, che l'economia portante della zona non si tocca, e se qualche lavoratore in più della media si ammala... è peggio per lui.

Sciopero all'Amadori a Cesena

Si e’ concluso proponendo lo schiopero nell’azienda Amadori qualora non si trovasse (o non si cercasse adeguatamente) una soluzione al problema.

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