Immigrazione: la convivenza civile implica che ognuno faccial propria parte.
Abbiamo scritto spesso in favore degli extracomunitari, onde favorire ed incentivare l'integrazione.
Non possiamo però esimerci dal constatare che gli sforzi debbano essere vicendevoli. Occorre che tutti facciano la propria parte. Occrre rendersi conto che l'Italia per il semplice fatto che è affacciata sul mare, più di qualsiasi altro paese, non può assumersi la responsabilità ed il peso di assorbire da sola le ondate ormai inarrestabili dei flussi migratori.
Parliamoci chiaro e lo dico a quelli che sono tolleranti, sempre e costantemente però purchè paghino gli altri, o meglio ancora lo Stato: vizio tipico della Sinistra qualunquista.
"Occorre un salto d qualità all'insegna della responsabilità, della solidarietà, ma anche delle esigenze di tutti, ivi compresi gli italiani.
Non siamo più nell'ordine di una esigua minoranza di extracomunitari che circolano sommessamante, come avveniva all'inizio del fenomeno immigrazione.
Stanno sorgendo problemi sociali enormi che non siamo più in grado di fronteggiare con razionalità. E' evidente che se sparsi per il mondo vi sono alcuni miliardi di disadatttati, poveri o indigenti, non possono essere ospitati tutti in Italia, pena la distruzione dell'autodeterminazione di un popolo. Quale? Il popolo italiano.
Innanzitutto bisogna concretizzare un collegamento massiccio,"ISTITUZIONALE ED INTERNAZIONALE" tra le richieste di manodopera, comunque non indifferenti, delle imprese italiane e la forza lavoro sia essa regolare o clandestina, in modo che in base alla richiesta si proceda anche alla regolarizzazione, questo ovviamento prima di procedere all'espulsione.
E SOPRATTUTTO SI DEVE CREARE UN COLLEGAMENTO TRA L'ITALIA ED I VARI STATI DI ORIGINE, DA DOVE PARTE L'IMMIGRAZIONE. In queste sedi, site nei paesi d'origine, è opportuno creare appositi uffici, gestiti in collaborazione tra l'Italia e gli stati interessati, in modo da vagliere le richieste di emigrazione, edaccettarle o meno in base alla richiesta di manodopera esistente in Italia.
C'è in genere una incongruenza sostanziale quando si pretende che dovremmo acccettare solo gli immigrati che già abbiano un lavoro. Scusate ma come può un morto di fame del terzo mondo, sapere o scoprire se per lui c'è un lavoro in Italia, se non creando sedi opportune in cui si presentino le richieste e si diano tutte le informazioni.
Bisogna giungere ad una regolamentazione del flusso, considerando che effettivamente esistono grosse richieste di manodopera da parte delle imprese del nostro paese e concertare tra i paesi interessati l'doneità penale ad essere accettato, di chi vuole emigrare.
Inoltre occorre anche valutare le esperienze di altri paesi che hanno affrontato lo stesso problema in modo analogo, cercando di adottare le procedure più interessanti e di non commettere gli stessi errori. Vorrei citare Stati Uniti, Germania, Svizzera, Argentina e Canada.
Claudio Maffei




