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Per un primo maggio di lotta

nowork
Il primo maggio da festa dei Lavoratori si è trasformato in festa del Lavoro, festa dello sfruttamento intensivo di miliardi di esseri umani al mondo, in condizioni più o meno miserevoli. In Italia ci siamo beati per decenni di avere uno stato sociale forte, ma negli ultimi anni questo stato sociale, che non cancellava affatto l'abbrutimento dato dallo sfruttamento lavorativo ma che lo rendeva se non altro più sopportabile, è andato in frantumi: il precariato, difeso in nome dei
concetti di mobilità e fluidità della forza lavoro, si è diffuso sempre di più, andando a creare condizioni di sfruttamento anche all'interno dei lavori amministrativi.

La situazione all'interno delle fabbriche non è migliore: salari bassi e contratti a tempo determinato, sfruttamento di chi, come i clandestini, non ha mezzi di difesa legale o di chi, come gli immigrati regolari, vede la propria sopravvivenza in Italia vincolata al mantenimento del rapporto di lavoro.
Non è un caso che la ormai tradizionale parata milanese autorganizzata, la MayDay, quest'anno sia incentrata sul lavoro migrante:
una forma di lotta inedita per i sindacalismi classici, per rompere i confini e mettere in gioco le differenze che creano la ricchezza.

Poi i ci sono gli incidenti sul lavoro, a volte mortali, più spesso invalidanti: aumentano e continuano ad esistere nonostante le ipocrite dichiarazioni di sindacati confederati, politici e industriali, che vanno a formare una rete di connivenze estese su tutto il territorio nazionale, una rete con ben altri che la tutela dei lavoratori.
Morire di lavoro non significa morire per il progresso dell'umanità ma significa morire a causa dello sfruttamento che non guarda in faccia niente e nessuno, morire a causa del lavoro significa morire per l'utile dell'imprenditore. Anche qua, nella nostra regione, rossa oramai solo per la vergogna, la situazione non è migliore: 130.780 incidenti sul lavoro nel 2007 in tutta la regione, le cooperative sono diventate delle aziende vere e proprie e continuano a chiamarsi cooperative solo per pagare meno tasse, il lavoro nero è ben presente, lo sfruttamento della manodopera immigrata è pratica ben consolidata. Quest'anno la festa organizzata dai sindacati confederati, sul tema della sicurezza, si terrà proprio nella nostra regione, a Ravenna.
In questa città, scelta per rafforzare la memoria della più grande strage operaia del dopoguerra, le precarie condizioni di lavoro uccidono ancora e, come se non bastasse, i giovani a contratto temporaneo che lavorano al porto vengono assunti da un'agenzia interinale, la InTempo, che lega con un filo nero diverse morti operaie in Italia come quella di Denis Zanon a Marghera e Luca Vertullo nella stessa Ravenna. Questa agenzia, gestita da ambienti legati alla CGIL, esprime tutta la mostruosità del mondo del lavoro, con i suoi interessi economici e politici che precedono la dignità dei lavoratori.

E' venuta l'ora di tornare a vivere la giornata del primo maggio, che deve essere una giornata di lotta, non ritualizzata e cristallizzata nella ricorrenza, di combattere ogni giorno questo sistema che condanna il 20% del mondo ad una sempre più finta opulenza che spesso maschera nevrosi dovute al sistema stesso e il restante 80% alla miseria nera.
E' questa l'ora di riprendersi il controllo delle proprie vite e di costruire una società libera e solidale.

Parma:
Riprendiamoci il primo maggio
Concentramento barriera Saffi (v.le Mentana) ore 10.30
A seguire in piazzale salvo d'acquisto FESTA POPOLARE
promuovono:
RdB-CUb e USI

Reggio Emilia:
1° maggio migrante 2008
promuovono:
Associazione Città Migrante
Lab. aq16
concentramento davanti alla stazione (Piazzale Marconi) ore 14.00

Pullman per la May Day Parade di Milano da Bologna:
Ore 9.00 presso l'autostazione di Bologna, costo 5€ più contributo volontario.
Per prenotazioni e informazioni:
Sexyshock
Coordinamento MigrantiBologna

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