METROPARMA: I SOLITI SOSPETTI
METROPARMA: I SOLITI SOSPETTI
Come sempre quando in Italia viene costruita una grande opera, è molto difficile che questa sia realmente funzionale alle esigenze delle persone
che vivono in un territorio ed è ,invece, molto facile che si tratti di un grande
affare per costruttori edili, politici compiacenti, per non dire altro, e
speculatori immobiliari.
La futura metropolitana di Parma non fa certo eccezione. Analizzando il progetto, è evidente il tentativo di nascondere la verità. Costi dell'infrastruttura, stime di utilizzo, costi di gestione: tutte queste voci del progetto metroParma appaiono irrealistiche se paragonate ad opere simili in altre città italiane come Brescia, Torino e Genova o se sottoposte all'occhio degli esperti.
Ce ne sarebbe abbastanza per nutrire forti dubbi sull'opportunità di realizzare un'infrastruttura i cui cantieri paralizzeranno una città e la trasformeranno in maniera radicale.
Guardando alla storia politica del progetto, questi dubbi diventano molto somiglianti a delle certezze.
Il coinvolgimento di personaggi come l'ex Ministro Pietro Lunardi, parmigiano, e di Ercole Incalza, suo fedele vassallo, appaiono come segnali decisamente inquietanti.
Il progetto metroParma, infatti, è stato parzialmente finanziato dal governo Berlusconi attraverso la cosidetta “legge Obiettivo”, e pochi giorni prima che il Cipe approvasse il progetto a Roma, a Parma l’allora sindaco Ubaldi nominò nel Cda di Metro Parma, la STU interamente partecipata dal Comune che ha il compito di gestire l’ITER esecutivo della metropolitana, Ercole Incalza, allora consulente e collaboratore di Lunardi. Una nomina evidentemente ad hoc per un’approvazione che, viene da pensare, di tecnico abbia ben poco. Un’opera da fare a tutti i costi, insomma, per favorire gli interessi di lobbies importanti e ormai preminenti in città come quella dei costruttori. Chi lavora nel settore edile ha infatti tutti gli interessi a che l’amministrazione si indebiti (svendita del patrimonio immobiliare pubblico, concessione di diritti edificatori più facili da ottenere) e che il progetto venga messo in opera per godere delle valorizzazioni immobiliari che la costruzione delle fermate di questa infrastruttura inevitabilmente genererà: una torta ampia da spartire tra diversi soggetti.
Chi invece non avrà nulla di guadagnarci sono gli abitanti della città, che a fronte di una diminuzione del traffico stimata in un misero 2,7% vedranno volatilizzarsi un'enormità di fondi pubblici (probabilmente circa 600 milioni di euro) con un'inevitabile aumento delle tasse comunali e dei costi dei servizi.
L'unica possibilità di evitare questo scempio sta in una richiesta di Referendum inoltrata da un comitato di cittadini, richiesta rifiutata dal'ex sindaco Ubaldi.
Ora la palla passerà alla magistratura, che dovrà decidere se accettare o meno il Referendum, mentre un'ampia schiera di forze politiche e sociali della città sta cercando di far
diventare la questione di dominio pubblico, dal momento che i principali media locali osservano un rigoroso silenzio, nel tentativo di bloccare la costruzione di un'opera insensata.
Tutte le info:
www.stopmetro.org



