Milano. Breve report sulla situazione abitativa.
Lombardia. Una regione dove per poter concorrere ai bandi di assegnazione per le case popolari necessitano almeno 5 anni di residenza e/o attività lavorativa sul territorio regionale (Regolamento Regionale della Lombardia n° 1/04), norma su cui il Tar è chiamato ad esprimersi dopo il rifiuto della Corte Costituzionale di accogliere le riserve avanzate dal Sicet.
Milano. Una delle città italiane con un maggior bisogno di alloggi pubblici a prezzi popolari, e una offerta ridicola rispetto al patrimonio immobiliare (per lo più privato)lasciato sfitto. Qui il comune sta da tempo procedendo alla svendita dei propri edifici. L’amministrazione Moratti sta cartolarizzando 76 stabili comunali, con gli inquilini ancora negli appartamenti che non sanno che fine faranno. E’ il caso della storica occupazione di via Morigi, che del 1976 autogestisce un palazzo storico in pieno centro a Milano, salvato da un probabile abbattimento dovuto al progressivo deteiorarsi della struttura per le piogge che entravano dal tetto sfondato. L’incuria negli edifici pubblici abbandonati è spesso dovuta a mancanza di fondi ma è anche un comodo trucco per poterli abbattere e ricostruire eludendo i vincoli delle Belle Arti.
La cartolarizzazione in atto serve a portare immediatamente denaro nelle casse comunali, a fronte di una vendita che avverrà nel futuro. L’immobile viene ceduto a una finanziaria o a soggetti economici come le banche, che anticipano una fetta di valore all’amministrazione, fornendogli liquidità. In seguito vendono, lucrando sull’immobile che diventerà un mix di appartamenti di lusso, negozi e uffici di servizi. Questo è quello che accade nel centro. Gli inquilini sloggiati vengono sistemati in alcuni casi in altri alloggi in periferia nei quartieri dormitorio (se rientrano nei criteri di assegnazione), perdendo la rete di relazioni sociali del quartiere di origine e allontanandosi spesso dal posto di lavoro. La scusa della ristrutturazione è spesso un escamotage per allontanare gli inquilini e destinare ad altro fine il palazzo. E’ il caso di Piazzale Dateo, dove un enorme edificio è stato sgomberato per questo motivo e lasciato poi abbandonato a lungo prima di essere ristrutturato. A lavori ultimati la giunta ha pensato di destinare solo un terzo degl’oltre 100 alloggi alle graduatorie di bando per case popolari, per affittare i restanti 2/3 a inquilini di ceto medio, studenti, lavoratori con contratti a termine o di settori di pubblica utilità, come le forze dell´ordine o i trasporti pubblici. Inquilini decisamente più appetibili perchè in grado di sostenere un canone più alto. Con l’ennesimo ricorso al Tar il Sicet (sindacato inquilini della CISL) è riuscito a far bocciare i criteri di assegnazione. In questa città il Sicet ha una forte storia di lotte per il diritto alla casa, e riconosce come drammaticamente necessaria la pratica dell’occupazione per chi non ha alternative. Spesso in aperto scontro con le scelte del Sunia CGIL, che contrasta questa modalità.
Il panorama di occupazioni in città è purtroppo caratterizzato dal bisogno di soddisfare un’emergenza. Occupazioni come rivendicazione politica di un diritto, ne sopravvivono poche. In particolare le 2 storiche dei palazzi di Via Morigi e Via dei Transiti. In quest’ultima, nel corso del tempo, alcuni inquilini hanno preferito “regolarizzare” la propria situazione con il comune, ma i rapporti con chi ha deciso di rimanere “irregolare” sono di mutua assistenza, come accaduto nell’unico sgombero effettuato in uno degli appartamenti. Sostegno che è servito a rioccupare immediatamente. Negli spazi di via Dei Transiti vive dal 1994 un ambulatorio di base che gratuitamente si occupa di fornire assistenza medica generica e medicinali agli immigrati privi di tessera sanitaria. Cure cui altrimenti non potrebbero accedere secondo la legge. La struttura, che assieme all’Onlus Naga si fa carico in maniera autorganizzata e volontaristica di un problema lasciato irrisolto dall’amministrazione pubblica, ed è da anni sotto minaccia di sgombero. I locali sono stati infatti acquistati da un privato per ricavarci un negozio.
Per concludere, una cartolina da Milano: una piazzetta del centro con i resti di edifici romani, un bel giardino poco distante. Le colonne nel weekend vengono recintate per non far sedere la gente che si ritrova la sera in piazza, sorvegliata dalle telecamere e da una camionetta sta appostata nelle vicinanze. Nel giardino invece c’era un mercatino spontaneo. Hanno recintato anche quello.




